Copy, SEO Copy e Web Writing, avrai letto mille testi e magari fatto qualche corso, tutti ti hanno parlato di piramide rovesciata ma ancora ti chiedi perchè?

Bè, ti sei mai chiesto cos’hanno in comune Mazinga, Great Mazinga e Goldrake?
Semplice il plot di quei cartoni era sempre identico, prendevano tante botte prima di sparare l’arma segreta e mettere KO il nemico.
Perchè Goldrake non la tirava fuori subito l’Alabarda spaziale?
Bella domanda, ma nessuno di noi si sarebbe mai sognato di dire “Oggi non lo guardo perchè tanto alla fine tira fuori le lame rotanti e vince!“.
Semplicemente erano troppo fighi per non essere guardati.

Quello che dovrebbero dirti ai corsi di Web Writing è che tu non sei Mazinga (anche se ti piacerebbe), nessuno aspetterà la fine della puntata, se hai un’arma segreta sparala subito. Poi troverai il tempo per raccontare chi era il nemico ed altri interessanti particolari.

Se sarai tanto bravo da conquistarti, visita dopo visita, l’appellativo di supereroe, allora potrai rispettare il plot di ogni supereroe che si rispetti.

Perchè sul web la piramide rovesciata è più importante che sulla stampa?

Oggi, a differenza di 10 anni fa, il monitor è sinonimo di lavoro e la carta di “mi prendo dieci minuti“. Sebbene quando scrivi qualcosa (una mail, una proposta, un contratto, un’offerta…) sei comunque pagato per produrre, chi riceve spesso non ha tutto questo tempo da dedicarti.
La convinzione in ciò che scrivi o proponi, ti porterebbe a lunghe premesse: devi vincere quest’ostacolo. Sputa fuori quello che pensi, avrai modo di motivarlo in seguito. Invertire quest’ordine potrebbe portare a cattivi risultati.

3 buone ragioni per non seguire l’esempio di Go Nagai:

Il buon Nielsen ci ha ripetuto fino alla noia che le 5 w vanno all’inizio, quest’anno per Natale cerchiamo di accontentarlo. Chi, come, cosa, dove e quando, vanno in apertura.

Chi ti legge tramite feed è abituato a scorrere in pochi minuti decine di articoli, ti dedicherà ascolto in base al titolo e ai primi paragrafi che scrivi: non dilungarti.

L’attenzione dei tuoi lettori scivola sullo schermo come un’imbuto, in alto ci stanno più idee: usa quello spazio.

Francesco ha scritto questo post il 18th dicembre, 2008 | File Under Web Writing | 2 Comments -

I Duellanti

Qualche settimana fa scrissi una serie di post dedicati alla link popularity. La serie s’intitolava “Link Popularity Fast Food” e spiegavo qualche suggerimento pratico e poco conosciuto su come incrementare il proprio numero di inbound link.

Voglio aggiungere a quei suggerimenti una regola di massima che devi sempre tenere a mente, soprattutto quando intraprendi delle azioni volte ad incrementare la tua link popularity in maniera artificiosa.
Hai presente I Duellanti, il debutto alla regia di Ridley Scott?
La singolar tenzone fra i due Ussari protagonisti del film, non trova subito il suo vincitore e finisce per ripetersi talmente tante volte da divenire gesto meccanico.
A fine film lo spettatore e i duellanti hanno completamente scordato qual’era lo scopo iniziale.

Qualsiasi cosa tu abbia letto sulla link popularity, qualsiasi cosa ti abbiano insegnato sullo scambio link, qualsiasi cosa tu oggigiorno stia facendo per aumentare il numero dei tuoi link in ingresso, non smettere mai di chiederti questo: “perchè lo sto facendo?”

Senza i link internet semplicemente non esisterebbe, è per questo che 10 anni fa Page e Brin, banalizzando molto, presero questo parametro come indicatore per la popolarità di un sito. Quello che a distanza di 10 anni è cambiato, è che l’algoritmo oggi è molto più bravo a riconoscere una citazione spontanea da una forzata, comprata o scambiata.

Blog paralleli che linkano ripetitivamente una (ed una sola) risorsa, footer affollati di link, ancore tutte uguali, link mai cliccati, link che si ripetono in ogni pagina perchè inclusi nel footer, evita semplicemente tutto questo.

Non starò a raccontarti che devi meritarti quei link scrivendo buoni contenuti, questo genere di tattica funziona con pochi grossi clienti, che hanno risorse per intraprendere azioni virali in modo sistematico.
So benissimo che lo scambio link in molti casi è la via più veloce, se non l’unica, per questo ecco il mio consiglio: abbi premura che ogni link sia inserito in modo contestuale all’interno della pagina ospitante. In altri termini: se dovessi segnalare una risorsa utilissima ai tuoi utenti, dove linkeresti la risorsa, in che posizione? Cerca di ottenere le stesse condizioni per i tuoi inbound link.
Piuttosto rinuncia al link, meglio guardare alla qualità.

Francesco ha scritto questo post il 28th novembre, 2008 | File Under SEO | 3 Comments -

File htaccess e SEO

Il file .htaccess dei server apache, a dirla tutta, non è una componente prettamente SEO, ma le funzioni che espleta risultano fondamentali per il posizionamento sui motori di ricerca. Per ovvie ragioni, legate alle tematiche di questo blog, mi soffermerò sull’utilizzo SEO del file .htaccess.

I server apache ogni qual volta ricevono una richiesta, prima di eseguirla, controllano l’esistenza o meno di questo file nella cartella del file richiesto o nelle cartelle precedenti. Se l’.htaccess contiene delle regole particolari il server le interpreta in run-time e si configura in modo da rispettare le direttive presenti all’interno del file stesso. Attraverso la configurazione di questo file è possibile riscrivere per intero le URI di un sito, gestire i redirect, proteggere delle dir. con username e password o settare ogni tipo di errore in maniera personalizzata.

In un progetto web ex-novo, con allegata attività SEO, il file .htaccess serivrà principalmente per impostare il corretto funzionamente degli errori (ad esempio la pagina di errore 404) o per generare URI “parlanti” nel caso in cui, un esempio fra tanti, il sito sia dinamico e gestito con URL parametriche.

Le cose cambiano di molto nel caso in cui ci ritroviamo a riprogettare in toto un sito già esistente e con una certa anzianità. In questo secondo caso il file .htaccess può assumere grandezze importanti e deve essere utilizzato, soprattutto, per comunicare lo spostamento di alcune pagine ad un nuovo indirizzo ai motori di ricerca. Questa segnalazione si effettua mediante un redirect 301 (Es: Redirect 301 /vecchia-pagina.php http://www.nome-sito.com/nuova-pagina.php). Segnalare uno spostamento con un 301 serve (in linea teorica) a trasferire anzianità, posizione e PR (al prossimo aggiornamento), dal vecchio file al nuovo.

Compilare il file .htaccess nella seconda casistica è un lavoro molto più lungo e complicato. Necessita grande concentrazione, una fase preliminare di pianificazione e diversi controlli sia prima della messa online che successivamente. L’obiettivo è quello di perseguire un sottile equilibrio fra file recuperati e un’importante mole di header location 404.

Ecco come procedo generalmente con i 301 nel secondo caso. Prima definisco l’albero semantico che dovrà avere il nuovo sito, per essere posizionato per le key di interesse, poi ecco i file che scelgo di includere:

  • individuo le vecchie url, già indicizzate, che potrebbero rientrare nell’albero semantico e le includo nel file
  • includo nell’.htaccess tutte le vecchie pagine che hanno backlink, le trovo segnalate nel Web Master Central Tool di Google
  • includo anche le pagine che hanno PR e quelle che dall’Analytics risultano essere le più visitate

Infine lascio che tutte le pagine poco rilevanti per le key di interesse restituiscano un errore 404.
E’ incredibile come mi senta più vicino ad Indiana Jones oggi, che ai tempi in cui lavoravo veramente come Archeologo.

Tu che file scegli di includere nell’.htaccess e con quale criterio fai le tue scelte?

Francesco ha scritto questo post il 20th novembre, 2008 | File Under SEO | 2 Comments -

Come promuovere un blog

L’idea per questo post mi è venuta riguardando About A Boy, il film in agrodolce con Hugh Grant, tratto dallo splendido romanzo di Nick Hornby. Will (Hugh Grant) alla fine del film capirà che nessun uomo è un’isola e che comunque esistono gli arcipelaghi e le isole sotto il mare sono collegate.
Questa semplice regola vale anche nella blogosfera, sopratutto se sei agli inizi.

La prima regola per lanciare il tuo blog è questa: nessun blog è un’isola. Imprimiti bene in testa che non c’è distinzione fra chi legge e chi pubblica. Tutti partecipano.

Si trovano decine di liste sul web su come promuovere il proprio blog, ho pensato di lasciare la teoria e di raccontarti quello che ha funzionato per me.
Ho pensato quindi di presentare una lista di punti concreti, su come lanciare un blog nell’intensa attività del substrato della rete: la blogosfera. Troverai sicuramente qualche spunto.

1. Individua i blog che trattano tematiche inerenti alle tue, e posta commenti interessanti. Non commentare e basta, ma prenditi qualche minuto e per rilasciare commenti che valorizzino i blog altrui. Sii prodigo di consigli, stabilirai un rapporto privilegiato con gli altri blogger, che aspetteranno con ansia i tuoi interventi. Inoltre catturerai l’attenzione degli altri lettori.
In una parola si chiama buon vicinato ed esiste da sempre.

2. Linka risorse utili, per 2 motivi. Il primo è che i tuoi lettori ti apprezzeranno, oltre che per i tuoi post, anche per la tua capacità di segnalre siti interessanti. Il secondo motivo è che il link ad un post si traduce in un trackback. I trackback portano visite qualificate e sono un biglietto da visita per il blogger che hai linkato: “Hei, sono qui, questo è il mio blog e sto parlando di te”.

3. Il capitolo Feed meriterebbe un blog dedicato, se è questo che cerchi ti segnalo il blog di Simone, ma questi consigli sulla promozione del feed non ti saranno meno utili. Abbi cura che il link al tuo feed sia ben visibile nei punti “caldi” del blog, fra cui la conclusione del post. Se vuoi puoi utilizzare icone feed simpatiche, ma c’è sempre il rischio che vengano confuse, se puoi utilizza le icone istituzionali. Assicurati che il tuo blog abbia il meta tag autodiscovery per il feed, questo farà sì che nella barra degli indirizzi compaia l’icona del feed. Assicurati di avere una pagina o un post in cui spieghi cos’è un feed e perchè è vantaggioso usare i feed. Ricordati di dare la possibilità di seguirti tramite newsletter (questo è un servizio che rilascia anche FeedBurner).

4. Iscriviti ai siti di aggregazione notizie o di Social News, partecipa attivamente anche qui, votando e suggerendo i post che trovi interessanti anche dal tuo reader. Non aver timore di segnalare i tuoi post più interessanti. Non stai facendo del social spamming, se scrivi perchè credi che i tuoi articoli siano interessanti ed utili, devi essere il primo ad esserne convinto.

5. Ogni giorno vengono pubblicati 900.000 post. Stavi pensando di pubblicare notizie sul web prima degli altri? Rinuncia, hai perso in partenza.
Concentrati sul tuo punto di vista: è diverso da quello di chiunque altro. Dire la tua ti costerà fatica, ma renderà i tuoi post diversi, e più credibili, da quelli di altri blog più aggiornati ed anziani del tuo.

Ok, ora conosci una parte importante della mia esperienza con i blog. Quali sono invece i fattori più fortunati del lancio del tuo blog?

P/s
Un’altra questione legata al blogging è il fare soldi con il web. A proposito di questo, ho deciso di pubblicare una serie di post su come migliorare i guadagni con Google Adsense. Ovviamente il post conclusivo, la cigliegina sulla torta, sarà un “contenuto speciale“.

Francesco ha scritto questo post il 10th novembre, 2008 | File Under Web Marketing | 4 Comments -

Forrest Gump

Il primo blog che ho aperto, nel 2004, era qualcosa di molto simile ad una webzine di musica indie. Pensavo ingenuamente di poter replicare il web “dei grandi” facendolo in casa e cercando di scimmiottare alcuni critici più illustri, che scrivevano per la carta stampa.

La cosa così non funzionava, poche visite, nessun commento e pochi soldi da Adsense. Più tardi cominciai a sbottonarmi un po’,  a metterci del mio, del personale, a raccontare la mia vita e i miei pareri fra un disco e l’altro.
Così ottenni subito più consensi, i miei lettori non erano più “i miei lettori” ma eravamo diventati una community (che ancora esiste). La cosa che mi faceva più piacere era la loro fiducia, il dinosauro della musica indie su web, che fino ad allora si chiamava Pitchforkmedia, ora era snobbato con il vezzeggiativo di Bitchforkmedia (Bitch=Prostituta).

Vuoi sapere come può esserti utile la mia esperienza?
Bè, semplice, quando cominci un post (non proprio sempre) siediti su una panchina, mettiti il notebook sulle ginocchia e comincia a raccontare La storia. Non una storia qualsiasi, ma l’aneddoto di come hai imparato sulla tua pelle certe cose, chi impara a conoscerti impara a fidarsi.

Alcune volte, raccontare una storiella non basta, o meglio, non basta se è fuori luogo. Io credo che parte del successo di Forrest Gump fossero le storie raccontate sulla panchina. Ad un certo punto le storie finiscono e i racconti trovano un seguito nel proseguo del film. Il film decolla quando tutti cominciano a chiedersi che fine ha fatto Jenny, l’amica d’infanzia protagonista dei racconti di Forrest.

Io credo che Forrest Gump non fosse poi così scemo, o se lo faceva lo faceva bene, tu che ne pensi?

Francesco ha scritto questo post il 29th ottobre, 2008 | File Under Web Writing | 1 Comment -