Parto da una doverosa premessa, ma cercherò di essere breve e generico perchè se queste cose le sai non c’è bisogno che le ripeta, se non le sai non basterebbe un post per impararle.

Web Analytics: 2 modi diversi di raccogliere dati

E’ possibile fare della Web Analysis utilizzando due tipi di strumenti. Esistono software di Web Analytics che si basano sui log del server e software che funzionano grazie a un codice Javascript incluso nelle pagine del sito.

Proprio per la diversa natura dei due metodi, il risultato finale può essere profondamente diverso e questa differenza deve essere conosciuta da chi interpreta i dati.
A grandi linee è possibile affermare che i log vengono prodotti in base alle richieste che gli utenti fanno al server. Generandosi lato server, nei log mancano alcune informazioni sul tipo di browser, sulla risoluzione dello schermo, sul sistema operativo e altre informazioni relative a chi/come naviga.
Al contrario il sistema a Tag (con il Javascript inserito nel footer) riesce a raccogliere tutti i dati in possesso del pc dell’utente.

Google Analytics appartiene al secondo gruppo e non è il miglior software di cui disporre se l’utenza del tuo sito ha Javascript disabilitato, o se hai la necessità di monitorare le attività di crawling di spider e bot.

In realtà, benchè sia stato Google in primis ad affermare che con il Javascript anche gli spider dei motori di ricerca potrebbero riscontrare problemi durante la scansione del tuo sito, ultimamente leggo sempre più spesso di possibili interazioni fra crawler e javascript.

Un problema con la Web Analytics

Di recente mi è stato fatto notare che su un sito di cui seguo la Web Analysis abbiamo parecchie visite dirette (circa 40 al giorno) dagli Stati Uniti d’America.
Partendo dal presupposto di cui sopra, ovvero che l’Analytics di Google non conteggia bot e spider e la natura diretta degli accessi, ho pensato subito ad una qualche attività di spamming.
L’altra cosa anomala a proposito di queste visite è che pur essendo vicine, nel tempo e geograficamente, vengono considerate tutte visite nuove al 100%. Non solo, il tempo medio di permanenza è 00:00:00, praticamente nullo.

Il fatto che il 90% di queste visite si riferisse alla pagina 404.php mi ha indirizzato verso una qualche attività di crawling. Se l’accesso è diretto e genera un’errore 404 (pagina non trovata) significa che il mio visitatore aveva già un riferimento e che questa visita è forse una visita di “controllo”.
Successivamente ho controllato il network da cui provengono queste visite e ho notato che partono tutte dal network-location di Ask: iac search media inc e ask jeeves. Ho avuto la conferma di ciò incrociando i log sul server e sono arrivato alla conclusione che il responsabile di ciò è: crawler6132.ask.com.

Ask può sporcare in modo sistematico le tue Web Analysis

Dall’incrocio di queste informazioni l’unica conclusione a cui siamo arrivati (io e lghinelli) è che il crawler di Ask si comporta in modo analogo ad un Web Browser. Non solo può leggere i Javascript, ma nel nostro caso decide addirittura di eseguire il Javascript di Analytics.
Sul come faccia e perchè i dati raccolti dall’Analytics siano così strani (100% visite nuove, 100% bounce rate e tempo di premanenza pari a 0 secondi), mi rimetto a voi, ma una cosa è certa per un Web Analyst il comportamento di Ask è dannosissimo.

Ask in questo modo non solo inficia sul numero di visite uniche, ma nel caso in cui eseguisse non solo il Javascript dell’Analytics, ma ad esempio anche qualche attività sugli OnClick a cui abbiamo associato un obiettivo, averemmo falsati anche i Conversion Rate settati sul’Analytics.

Come rimediare ai guai combinati da Ask

L’unico modo che mi viene in mente per ripulire i report dalla sporcizia generata dal bot di Ask è quella di escludere il suo indirizzo IP. A giudicare dalle mie osservazioni giornaliere questa soluzione funziona, ma non è da escludere che un domani il crawler possa cambiare indirizzo.

Per rimuovere l’IP di questo Bot, se utilizzi Google Analytics, è possibile impostare un filtro. Il mio consiglio è di lasciare comunque un profilo senza filtri, visto che qualsiasi filtro applicherai effettureà dei tagli sulla reportistica che non potrai più recuperare.

Per creare un profilo clone dell’originale, a cui decurtare le visite del bot di Ask, puoi andare, dalla schermata di ingresso, ad Aggiungi profilo sito web. Setta l’impostazione “Aggiungi un profilo per un dominio già esistente” e dai al nuovo profilo un nome abbastanza esplicativo. Per aggiungere il filtro al profilo appena creato vai sul Filter Manager e successivamante su + Aggiungi Filtro. In questa pagina troverai il filtro escludi traffico da un indirizzo IP, fra i filtri comuni, ricordati di non applicare questo filtro al profilo originale. Nel momento in cui scrivo l’indirizzo IP del crawler di Ask è 212.48.8.140.

Francesco ha scritto questo post il 15th gennaio, 2009 | File Under Best Practice, Web Analytics | 19 Comments -

La folksonomia, cito testualmente da wikipedia, è la categorizzazione collaborativa di informazioni mediante l’utilizzo di parole chiave (o tag o etichette in italiano) scelte liberamente.

Come funzionava prima

In un mondo senza internet, che per ciò che mi riguarda sarebbe peggio di un mondo senza nutella, la maniera usuale per categorizzare cose, persone, animali e concetti, sarebbe la tassonomia.
La tassonomia (anche qui mi aiuto con wikipedia) è la classificazione gerarchica dei concetti. E’ la scienza che si occupa delle modalità di classificazione degli esseri viventi e non, dove per classificazione si intende la collocazione in un sistema ad albero di categorie. A capo della struttura c’è una categoria singola, il nodo radice, le cui proprietà si applicano a tutte le sotto-categorie.

Come funziona su Internet

Classificare qualcosa su internet è molto pù semplice e meno rigido e soprattutto non è necessario essere degli scienziati.
Molti social network, come del.icio.us (ora delicious.com), Flickr o Facebook lasciano che gli utenti organizzino i contenuti in questo modo. Un sito o una pagina web, o un qualsiasi documento sulla rete, salvato da decine di profili su del.icio.us ottiene un signifcato nuovo grazie alla folksonomia (o folksonomy).
Una foto, un testo o un sito non hanno più solo il significato pensato dall’autore, ma una nuvola di associazioni popolari che lo identificano “dal basso”.

Le etichette attraverso cui attribuiamo un nome ad un’oggetto si chiamano tag e l’azione è appunto quella di taggare. I tag esistono anche al di fuori della folksonomy e di internet, ad esempio in ambiente desktop. E’ possibile etichettare i propri contenuti in maniera personale, ma in quel caso si starà facendo semplicemente del tagging e non si potrà parlare di folksonomia.

In qualche modo è qualcosa che prelude il connubio tra informatica e semantica.

Un utilizzo brillante delle tag su Last.fm

Il sistema di folksonomy di Last.fm è molto particolare e per quanto abbia avuto modo di informarmi e di chiedere rimane un “segreto” ben custodito. Quando ascolti musica attraverso il software di last.fm, hai la possibilità di taggare le canzoni, ma anche l’artista o il brano.
Queste etichette hanno una duplice funzione. Da un lato quella più comune legata alla corretta categorizzazione dei contenuti del social network. Dall’altra quella di definire delle radio personalizzate sempre più vicine ai gusti degli utenti, di nuovo un’impiego vicino al web semantico e allartificial intelligence.

Essere taggati su Facebook

C’è da scommettere che il tagging avrà (come già sta avendo) una diffusione proporzionale alla crescita di Facebook. Il social network più orizzontale del web ha portato un dilagante senso di malessere: “essere taggati su facebook”.
Salto a piedi sui pari giudizi, considerazioni e soprattutto conclusioni, passo ai fatti. Sono passati 2 mesi da quando ho scritto 5 errori madornali da evitare con Facebook e queste sono alcunle delle key che hanno portato più ingerssi a quel post:
evitare tag facebook
foto taggate facebook
rimuovere tag foto facebook
taggato su facebook
evitare tag su facebook
far togliere foto da facebook
non essere taggato facebook
togliere tag foto facebook
come non essere taggati su facebook

Un’etichetta appiccicata sulla tua reputazione

Gli utenti internet che partecipano alla rete taggando e classificando contenuti vengono comunemente definiti collezionisti. Non è detto che i collezionisti abbiano un blog (creatori) o che scrivano recensioni su siti di comparazione (critici). Generalmente i “collezzionisti” taggano, fanno uso di rss e votano siti internet.

Secondo Technogaphics i collezionisti negli Usa sono il 7% degli utenti web, in Uk il 2%, il 9% in Francia, il 10% in Germania, il 6% in Giappone e la Corea del Sud detiene il primato con il 14% degli utenti internet che classificano e votano contenuti.

Come interagire con i collezionisti?
Più che di interazione, con i collezionisti si tratta di prestare ascolto. Il mio consiglio è di tenere monitorato il proprio nome, il proprio sito o il brand della propria azienda sui siti che adottano questa modalità di classificazione. La scelta migliore è partecipare.

Francesco ha scritto questo post il 12th gennaio, 2009 | File Under Social Network | 4 Comments -

Una serie di post su come migliorare le tue entrate da Google Adsense.

Indice dei post
0. Cos’è lo Smart Pricing?
1. Il formato di annunci con il miglior CTR
2. La posizione migliore (in termini di CPC) per gli annunci
3. Come aumentare settimanalmente i guadagni
4. > I consigli per uscire dallo Smart Pricing
5. La regola di Abraham Simpson (questo è un contenuto speciale solo per gli iscritti al feed)

Lo Smart Pricing è l’algoritmo studiato da Google per stabilire il prezzo che lo stesso motore di ricerca deve corrispondere, a click, a chi pubblica gli annunci Google sul proprio sito. Per chi è iscritto a Google Adsense e vede prosciugarsi le entrate di punto in bianco, lo Smart Pricing è sinonimo di incubo.
Già una volta ti ho parlato di cos’è lo Smart Pricing e di come quest’algoritmo si basi su di un punteggio di qualità; oggi vedremo alcune tecniche utilizzate per uscire da questa situazione di gap.

Evitare gli annunci che rendono meno

Lo Smart Pricing viene applicato da Google su tutto il tuo account Adsense, per questo è fondamentale individuare i blocchi di annunci che rendono meno, in ogni sito su cui compaiono annunci tuoi, ed eliminarli. Proprio così spesso togliere alcuni blocchi di annunci è conveniente, ma come individuare i blocchi che rendono di meno? Semplice, testando! In fase di pianificazione crea dei criteri per ogni combinazione di posizione/formato e determina il blocco di annunci più cliccato del tuo template, elimina gli altri. E’ importante fare questo perchè Google posiziona gli annunci che rendono di più in alto, quindi se per caso hai molti click sul quarto annuncio di un blocco di quattro, probabilmente avrai click da 0,01 €.

Per esperienza nella maggior parte dei casi puoi direttamente ignorare gli annunci nel footer, hanno CTR e CPC molto bassi.

Evitare gli argomenti che rendono meno

Dopo aver stabilito qual’è il formato e la posizione che performa meglio all’interno del tuo template, quindi dopo aver terminato la pianificazione, puoi cominciare a popolare il tuo Made For Adsense di contenuti. Ovviamente il tuo Made For Adsense tratterà un topic principale e altri aspetti secondari dello stesso argomanto, quello che i SEO chiamano espansione della query. E’ probabile che alcune tematiche secondarie portino annunci poco remunerativi. Anche in questo caso è conveniente eliminare gli annunci dalle sezioni che rendono meno. Nei blog questo capita spesso, è possibile che alcune categorie, o alcune tag, rendano meno di altre.

Per togliere facilmente un blocco di annunci da un’intera sezione di un Made For Adsense, io creo un criterio nuovo ogni volta che tratto di un nuovo argomento (in modo da sapere con esattezza quanto porta ogni tema trattato) e metto il codice dentro un include php.
Ecco un’esempio concreto:
Argomento del Made For Adsense: Automobili
Cpc medio: 0,20 $
Sezione nuova: “auto metano”, creo un criterio nuovo auto-metano-ads-centrale incollo il codice nell’include auto-metano-centro.inc

Nel momento in cui mi rendo conto che la sezione auto a metano è meno profittevole delle altre, elimino semplicemente il codice adsense dall’include interessato (N.B. non elimino il file, ma solo l’include):

inc/auto-sportive-centro.inc
inc/auto-metano-centro.inc
inc/auto-assicurazione-centro.inc

Eliminare gli annunci solo da alcune categorie di Wordpress

Non sono solito utilizzare Wordpress per i Mad For Adsense, troppo limitante il CMS, per le necessità che un sito del genere comporta. Nei rari casi in cui sono ricorso a Wordpress, proprio a causa dello Smart Pricing ho dovuto eliminare gli annunci Adsense solo da alcune specifiche categorie.
Ci sono Plugin di Wordpress che ti permettono di gestire questi aspetti, ma in genere preferisco lavorare con else, if e gli include che abbiamo visto sopra.
Wordpress, MovableType e Joomla, permettono di fare questo, altre piattaforme di blogging gratuite, come blogspot, splinder e iobloggo, no.

Alcuni consigli sempre validi

Di seguito ti riporto testualmente alcuni consigli di Etimo. Etimo è stato mio collega moderatore della sezione Adsense/Adwords del Forum Gt. Per più di un’anno. Puoi trovare questi ed altri suggerimenti in queste sue pagine.

  • Togli adsense da pagine “di qualità inferiore
  • Se hai più siti, prova a togliere un sito alla volta
  • Se hai più siti, prova a lasciare un solo sito alla volta
  • Lascia Adsense solo sulla home, o solo sulle N pagine che rendono meglio
  • Togli Adsense dalle pagine dove usi le parole gratis, gratuito, free
  • Togli Adsense dalle pagine dove regolarmente hai annunci del piffero (come i famosi “Buy new and used dead popes at eBay”)
  • Togli Adsense dalle pagine di un determinato tipo (news / RSS / Directory)
  • Se nel tuo sito hai un forum, togli Adsense dal forum

E’ fondamentale che…

Qualsiasi azione tu intraprenda per uscire dallo Smart Pricing è fondamentale che tu sappia aspettare. Non operare contemporaneamente più di una modifica alla volta. L’algoritmo Smart Pricing viene ricalcolato settimanalmente, effettuare più interventi contemporaneamente significa perdere il controllo sistematico su quello che facciamo e soprattutto sugli effetti che le nostre azioni determinano.
Esamina, agisci e dai tempo al tempo.

Francesco ha scritto questo post il 7th gennaio, 2009 | File Under Advertising Online | 6 Comments -

La prima lezione di Marketing è la più importante, perchè ti rende consapevole che spesso ciò che desideri è quello che altri vogliono che tu desideri. Insomma è una iniziazione.

La prima lezione di Marketing, quella che mi ha fatto intravedere delle seconde finalità nei cartoni della IMQ e del Piccolo Mugnaio Bianco, quella che mi ha fatto perdere la fiducia nel mitico Capitano Findus, è stata il capitolo della staccionata in Huckleberry Finn.
La scena è davvero nota, solo i più distratti non ricorderanno di come Huck Finn barattò il suo lavoro di imbianchino per un giorno, in cambio di una mela. Da vero attore Huckleberry finse diletto verso quell’attività forzata, giocando sull’orgoglio dell’amico che non volle esser da meno, a costo di rimetterci la mela.

Il piccolo gioco psicologico utilizzato da Huckleberry, si basa su una grande verità dell’animo umano. Abbiamo tante necessità e tanti bisogni, ma ricerchiamo davvero solo quello che desideriamo. Il bello è che le due cose non coincidono quasi mai.

A Natale avrai certamente notato che pur parlando tanto di crisi, molti tuoi amici si sono concessi, o hanno ricevuto, regali hi-tec. Eppure il settore merceologico che più sta risentendo della crisi è quello alimentare. A rigor di logica e di priorità, avremmo dovuto regalarci pacchi di pasta e la Apple dovrebbe stare sul lastrico, invece è esattamente l’opposto. Tutto nella norma, a governarci sono i nostri desideri.

La lezione della staccionata vale anche sul web, ecco 7 affidabili leve che ti aiuteranno a (con)vincere su internet:

Divertimento (svago, spensieratezza)
Potere (dominio, comando)
Salute (benessere, riposo, relax)
Sesso/Amore
Sicurezza (protezione e difesa)
Riconoscimento (autostima, gratificazione)
Soldi (possibilità di guadagno e/o risparmo)

Ah, il fatto che tu sia conscio di questo non significa che tu ne sia immune. Ovviamente parlo anche per me, altrimenti sarei un ingenuo.
Significa “solo” essere un po’ più consapevoli quando copriamo l’iPod.
Qual’è stata la tua iniziazione?

Francesco ha scritto questo post il 29th dicembre, 2008 | File Under Web Marketing | No Comments -

Nelle settimane di Natale mi svagherò promuovendo sul Web un’attività commerciale.
Dove sta la differenza fra questo e il mio lavoro? Bè questa volta lo farò gratis.
La cosa vi riguarda perchè ho in mente di intraprendere un’attività attraverso Social Network con un ritorno effettivamente misurabile. Ma andiamo per gradi…

La mia amica Bea è stata tanto “pazza” da farlo: ha aperto un negozio di dischi a Rimini. Mentre tutti chiudono, finalemente anche noi abbiamo il nostro negozio “alla Altà Fedeltà”.
Divanetto stile Velvet Undeground, Vinili autografati, Rarità e tante Storie da Raccontare.
Cosa me ne viene?!?! Niente, è che sono uno appassionato.

Il negozio di dischi ha già un sito ma non è ancora online, per il momento il nostro punto di riferimento per novità, eventi e nuove uscite sarà il gruppo su FaceBook (I hope some day you will join us…).

Ecco cosa voglio realizzare per “fare gruppo” sul Web.

Immagina un’evento al Blu Moon River, magari un’aperitivo il venerdì sera, all’uscita dall’ufficio. La Bea si preoccuperà dei crostini, delle olive e del vino. Manca ancora qualcosa? Credi che nell’era del web 2.0 serva ancora il DJ?
Bè forse no.

Potremmo chiedere ad ogni cliente affezionato di aprire un account su Last Fm (probabilmente molti di loro ce l’avranno già) e li collegheremo fra loro. Chiederemo ad ognuno, ogni volta che passa una canzone che “ci potrebbe anche stare”, di taggarla con un nome precedentemente stabilito, ad esempio “aperitivo_blu_moon_river”.

In questo modo avremo creato una radio perfettamente in linea con i gusti musicali dei clienti affezionati e, la sera dell’aperitivo, il Dj dovrà semplicemente collegare un pc al mixer ed avviare il player di Last FM. La radio  “aperitivo_blu_moon_river” comincerà a girare musica selezionata dai partecipanti.

Attenzione, i tag di Last Fm, vengono visualizzati in home per quantità, quindi potreste taggare, che ne so, Nevermind dei Nirvana con l’etichetta “oggi_mi_gira_col_capo” e questa non arriverebbe mai in una parte visibile del sito (se l’avete già fatto potete tirare un sospiro di sollievo). Le tag sono mostrate in base alla loro popolarità

Le potenzialità diagonali delle tag in questo senso sono infinitamente superiori a quelle verticali.
Il gruppo d’ascolto in questo modo genererà una classifica interna basata sugli ascolti degli iscritti, che in questo caso sono anche i clienti del negozio. La Bea potrà avere un dato qualitativo sui gusti dei clienti e allestire una giacenza più vicina ai propri consum-attori.

L’esperimento potrebbe essere ripetuto variando il decennio di riferimento, ad esempio il venerdì successivo, il tema dell’aperitivo potrebbero essere i magici ‘70. Avremmo altri dati e i clienti troverebbero il negozio sempre più in linea con le proprie preferenze. Meraviglioso!

Francesco ha scritto questo post il 22nd dicembre, 2008 | File Under Social Network | 7 Comments -