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Perchè Social Network e Politica?

A fine Gennaio 2009 Liquida ha pubblicato il risultato di una ricerca circa i temi più trattati dalla blogosfera italiana. L’indagine ha preso in considerazione 600.000 articoli pubblicati su 10.000 blog, ad esclusione dei diari prettamente personali. Tra i dieci argomenti più dibattuti troviamo: Berlusconi, Obama, Gemlini e Veltroni.

Nell’ultimo anno i politici non sono più semplicemente l’oggetto della discussione, ma hanno scelto il web come luogo del dibattito. Molti hanno giustamente riconosciuto i Social Network come il luogo dove, per eccellenza, nascono discussioni e si creano legami.
Così dopo Antonio Di Pietro, Walter Veltroni e Piergiorgio Benvenuti su FaceBook, la Gemlini su You Tube, via via sui più noti Social Network sono apparsi, con profili non sempre autentici o istituzionali: Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Pierferdinando Casini, Roberto Calderoli, Mario Borghezio, Mario Adinolfi, Daniela Santanchè, Antonio Di Pietro, Piero Fassino, Romano Prodi, Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Vladimir Luxuria… e tanti altri.

Da queste considerazioni, dalla mia passione per le reti sociali e dall’uso che alcuni amici politici fanno dei nuovi strumenti web, è nata l’idea di questa serie, che non poteva non cominciare dal “caso Obama”.

Obama, uno Storyteller con il dono della sintesi

Obama nel corso della campagna elettorale si è dimostrato tanto un abile narratore, quanto un (micro)blogger navigato. Ognuno di noi si sarà chiesto almeno una volta chi ci fosse dietro il Twitter di Obama. Ebbene anche in questo la strategia di Barack è stata geniale.

I capi area che hanno guidato oltre un milione e mezzo di volontari, hanno avuto accesso alla intranet e potere decisionale, in tempo reale, in base ai dati raccolti dalla rete. L’imponenete bacino di utenti raggiunto dall’utilizzo di FaceBook, Twitter e MySpace, ha permesso di collezionare un database con 11 milioni di indirizzi mail.

Al termine di ogni giornata della campagna elettorale, i capi area erano tenuti ad inviare al quartier generale, i dati qualitativi e la raccolta di feedback, generati dall’interazione con i Social Network. Questo permetteva ad Obama di calibrare l’ordine delle tematiche da affrontare negli speech in base ai dubbi e alle perplessità emersi, anche pochi minuti prima, sui vari Social.

[Dati pubblicati su L'Impresa di Dicembre 2008]

La Strategia di Obama

Di come Obama abbia stravinto sul web è stato detto più o meno tutto, ma pochissimi hanno posto l’attenzione sul vero centro della questione. Obama non si è solo comportato meglio del suo rivale su internet, semplicemente ha  analizzato ottimamente la sua situazione, tratto le giuste conclusioni e agito di conseguenza. Una corretta interpretazione di come si rapportassereo i suoi elettori (o potenziali elettori) sul web, ha determnato una campagna online trionfale.

Il profilo che Social Technographic ha disegnato circa i Democratici e i Repubblicani, ha detto ad Obama che il suo audience (i Democratici e i Filodemocratici) erano utenti abituali dei Social Network, il 7% in più rispetto ai Repubblicani (ben più passivi nei confronti di internet). Tutti i profili di utenze web, dai newbie agli early adopter, risultavano a favore di Obama.

A mio modo di vedere, la campagna web di Obama, splendidamente condotta vista la capacità di mobilitare l’audience, è stata favorita da una parziale resa a tavolino di McCain. Visti i numeri di partenza è normale che il candidato Repubblicano concentrasse le forze su altri canali promozionali che non il Web 2.0.

Obama vs. McCain

Come ho già detto, considero Obama un’abile stratega più che uno schiacciante trionfatore, almeno sul web. Certo alla sistematica pianificazione degli interventi sul web, si è aggiunta una crescita esponenziale dell’utilizzo dei vari siti sociali da parte di chi cerca informazioni sui programmi politici. Il traffico proveniente dai Social Network (MySpace, Facebook, YouTube e Flickr) sui siti dei candidati, è aumentato del 205% dall’Agosto 2007 al Gennaio dello stesso anno.

[Fonte Hitwise]

Per gli amanti della statistica ripropongo alcuni numeri già pubblicati qui.

Facebook: Obama 567,000 - McCain 18,700

MySpace: Obama 844,781 - McCain 219,463

Twitter: Obama 115,623 - McCain 4,911

Youtube: Obama 117,873 - McCain nessuno

Flickr: Obama 73,076 - McCain 15,168

Gioco di Ruolo: se ti capitasse di gestire la campagna sui Social Media di un politico, quale strategia sceglieresti?

Francesco ha scritto questo post il 12th febbraio, 2009 | File Under Social Network | 5 Comments -

In primavera uscirà un eBook scritto da me e da Marco Ziero.
L’eBook si intitola (uso il presente perchè siamo già a buon punto) Feed Marketing e come si può facilmente intuire, tratta tutti gli aspetti legati alla promozione e all’utilizzo del Feed, anche come strumento di Mrketing.

L’eBook sarà distribuito gratuitamente e stiamo pensando anche ad un plug-in Wordpress, per mettere in pratica le idee sviluppate sul libro.

L’idea di un eBook sul Feed Marketing mi ronzava in tesata da diversi mesi, poi da uno scambio di battute con Paolo Dello Vicario nacque l’idea, prima di scrivere un post a 4 mani con lui e poi di realizzare l’eBook assieme. Ben presto mi resi conto che avevo molte idee e una visione molto personale di queste tematiche. Mi sentii più a mio agio nel continuare da solo, fortunatamente Paolo ha compreso appieno.

Procedendo con la raccolta di idee ed informazioni ho scoperto che anche Marco Ziero stava sviluppando parecchie intuizioni su quest’argomento, da qui l’idea di raccoglierle in un’unico volume.

Come realizzare un’eBook

Con questo post, oltre a presentarti il progetto, ti segnalo che in concomitanza con le varie fasi di lavoro, scriverò dei post di riepilogo, che raccoglierò nella tag “Come realizzare un eBook“. Ti racconterò delle decisioni che via via prendiamo, delle problematiche, degli aspetti tecnici e pratici e delle strategie promozionali.
Non escludo di raccogliere questo know how in un capitolo aggiuntivo in appendice.

Diverse tipologie

La prima scelta da effettuare è quella relativa a quale tipologia di eBook realizzare. Questa problematica è direttamente collegata ai supporti tecnologici disponibili e, vista la situazione del nostro paese, risulta quasi una scelta obbligatoria. Fare una panoramica sulle soluzioni esistenti è comunque doveroso.

La forma ipertestuale

Gli eBook appartenenti a questa tiplogia hanno una modalità di consultazione non dissimile alla navigzione di un sito web. Grazie ai collegamenti ipertestuali, la lettura avviene in senso verticale, andando via via ad approfondire le parti di interesse grazie ai link.
Chi scrive starà attento a realizzare ogni capitolo come fosse un blocco dotato di vita propria, visto che gli eBook ipertestuali non hanno un vero inizio ed una vera fina. In questo caso è il lettore che sceglie il suo percorso.

La forma ipermediale

Gli eBook ipermediali hanno un ricco contenuto multimediale. Questa tipologia è arricchita da foto, filmati e contributi audio ed evidentemente ha bisogno di un supporto hardware adeguato. Il risultato finale non è molto differente dai cd-rom multimediali in voga negli anni ‘90.
A mio avviso, per l’utilizzo che facciamo in Italia degli eBook, questa forma è ancora prematura.

La forma lineare

Questa tipologia attualmente è la più consigliata. Come dicevo sopra la forma lineare è la scelta quasi obbligata per il mercato italiano. I supporti sono ancora poco diffusi e la lettura avviene o su PC, o più verosimilmente su carta stampa visto che la lettura di testi lunghi su monitor può stancare la vista. La forma lineare ha uno sviluppo simile ad un libro cartaceo, è l’autore che decide l’inizio e la fine e la trattazione dei capitoli successivi può fare riferimento a quelli precedenti.
L’utilizzo di link o ipertesto non è da escludere, ma da utilizzare in modo parsimonioso, consigliato almeno nell’indice.

Io sto cercando una soluzione per leggere gli eBook su BlackBerry, e tu come leggi gli eBook?

Francesco ha scritto questo post il 9th febbraio, 2009 | File Under Feed Marketing | 4 Comments -

Segnalo 2 post interessanti sulla Link Popularity, aggiungo considerazioni mie e lancio un monito (tutto in un unico post).
Il primo post da notificare l’ha scritto PsYCHo e l’ha pubblicato Ikaro.net, è propedeutico a tutti quanti per lavoro debbano intraprendere un’azione di Link Popularity.
Il secondo post scritto da Nicola Boschetti per il Taglia Blog racchiude 5 consigli su come trovare buoni link.

A queste due letture consiglio di affiancare la mia mini serie sulla Link Popularity Fast Food.

Poche considerazioni

Al post di PsYCHo mi permetto solo di aggiungere qualche suggerimento in più, per aiutarti ad avere i migliori link possibile per la risorsa che stai promuovendo.

Il principio di massima che dovrebbe regolare qualsiasi scambio link, è quello di simulare una citazione spontanea. E’ chiaro che molte volte l’unica cosa che possiamo fare è di esprimere al nostro interlocutore la nostra richiesta.
Ecco cosa puoi fare per simulare una link popularity spontanea:

Una crescita costante nel tempo di Inbound Link
Scambio link con siti a tema
Link tematizzati, vicino a testo
Link in zone alte del sito, più che nel footer
Scambio recensioni
Richiesta di una pagina cobranded, gestita da te, sul sito del partner

Di conseguenza ci sono delle  cose che è meglio evitare:

Link in un footer affollato
Ancore sempre uguali
Link su siti penalizzati
Link su siti bannati
Link in pagine ad hoc, come scambio-link.html (non sono dannose ma non servono al tuo fine)

Link in entrata e link in uscita cosa incide di più

Se sei un SEO o un’aspirante SEO, prima o poi qualcuno, magari un cliente o il tuo titolare, proverà a dirti come fare il tuo lavoro. Magari acquisteranno o venderanno link, anche a tua insaputa, sul sito web che stai faticando a posizionare. Ti è mai capitato?
Tutto nasce da una banalizzazione e da una cattiva informazione che si genera attorono questa materia, così nuova e in continuo mutare.
Il semplice fatto che non esista un’albo SEO o una laurea SEO, non significa nulla. Per quanto mi riguarda ho trovato molti aspetti della mia laurea più semplici rispetto all’e-learning giornaliero che richiede questa professione.
Perdona l’accorata digressione, era solo per dirti che passi molto tempo a cercare link in ingresso, magari spronato da un committente o dal tuo direttore, quando un solo link in uscita potrebbe rovinare il tuo lavoro.

Con un solo link puoi rovinarti

Non voglio certo scrivere l’ennesimo intervento sul TrustRank, ce ne sono già parecchi, ben scritti ed autorevoli. Ti esorto solo a pensare che un link in uscita dice molto del tuo sito, più di N link in entrata.

Ad esempio, tu non puoi controllare quello che gli altri dicono di te, ma sei responsabile di quello che dici. Se dalla tua bocca esce una sciocchezza, non ci sono raccomandazioni altrui che tengano, la tua reputazione è compromessa e hai fatto tutto da solo.
Per i motori di ricerca valgono regole analoghe. Le citazioni degli altri siti (la Link Popularity) sono importanti per il posizionamento, ma quello che citi tu (i link in uscita, gli Outbound Link) determina la tua credibilità: il tuo TrustRank.

Il TrustRank

Cito da una delle tante traduzioni del brevetto TrustRank presenti in rete:
Per diminuire gli interventi dell’Oracolo (l’intervento umano) è possibile adottare una tecnica basata sull’esperienza che ogni singolo navigatore del web può avere: una pagina buona difficilmente linka una pagina cattiva. Questo perché l’autore di una pagina con una qualità elevata difficilmente ha interesse che venga collegata con pagine con una qualità minore o nulla.

Ecco come tenere sotto controllo i link in uscita

Come avrai capito tenere sotto controllo i link in uscita dal sito che stai promuovendo sui motori è fondamentale.

Avere “un piano” è addirittura doveroso se:
- non ti occupi tu stesso dei testi
- esiste una redazione molto numerosa in grado di pubblicare più articoli al giorno
- l’attività redazionale è il business core del sito che promuovi e tu non puoi farci niente
- la tua committenza pensa che tu debba fare il tuo lavoro a prescindere dai contenuti che loro pubblicano e tu non puoi farci niente
- il sito che devi posizionare ha già centinaia di link in uscita e tu non hai potuto farci niente

In questi casi devi tenere sotto controllo la situazione giornalmente e se prendi in consegna un progetto già avviato, urge una revisione completa. Per analizzare i link in uscita di un sito puoi utilizzare il Web Master Central Tool di Google, ma non te lo consiglio.

Il modo migliore, secondo me, è di utilizzare l’operatore linkfromdomain:TuoSito.com sul motore di ricerca della Microsoft (live.it). Abbina a questa query alcuni plugin di Firefox come Seo Quake, Link Checker e Interclue e avrai un quadro completo delle risorse che il tuo sito linka. Della pagina che linki saprai i suoi inbound link, il suo page rank, la sua anzianità, i temi che tratta e se il link è rotto o meno.

Un’ultima cosa, non pensare di eliminare quest’analisi semplicemente non linkando mai nessuno, questo comportamento estremo è ugualmente dannoso per il tuo posizionamento.

Buona analisi.

Francesco ha scritto questo post il 4th febbraio, 2009 | File Under SEO | 1 Comment -

Cucineresti per i tuoi ospiti un piatto utilizzando tutti gli ingredienti che hai nel frigo, per il semplice motivo che sono lì?
Probabilmente no. Allora perchè ostinarsi ad utilizzare per i propri clienti piattaforme social, per il semplice motivo che sono Open Source e facili da installare?
Mi ricordo bene del Marketing Mix, ma non ho mai letto del Marketing Melting Plot.

La pianificazione

Un progetto di Web Marketing strutturato, a differenza di uno improvvisato, non può prescindere da uno studio degli utenti. Ogni segmento di utenza ha delle abitudini diverse. Alcune tipologie di utenti hanno una maggiore o minore consapevolezza degli strumenti, un grado di utilizzo dei motori di ricerca più o meno avanzato, dei social network preferiti e soprattutto un modo differente di utilizzare il web.
Salto a piedi pari considerazioni relative al design, all’usabilità, o alle finalità del sito, per concentrarmi sui canali “sociali” di promozione.
Conoscere gli utenti del proprio progetto web è utile, non solo per definire su quali canali andrai a promuovere il sito, ma anche per stabilire quali azioni i tuoi utenti potranno compiere sul tuo sito.
In pratica viene prima l’analisi e poi la scelta dello strumento.

Alcuni esempi

Un forum tecnico, dedicato alla risoluzione di problemi pratici, come html.it ad esempio, ha un’utenza interessata allo scambio di opinioni. Spesso e volentieri chi si collega ha una necessità da risolvere, magari una penalizzazione da parte dei motori di ricerca.
Non è raro che gli utenti del forum si colleghino in orari di lavoro o dall’ufficio. Quando entrano, vogliono proporre il loro problema o la loro opinione circa altre richieste, senza troppi fronzoli. Dare troppe funzioni agli utenti di un forum tecnico potrebbe creare solo più confusione.

Un sito dedicato al bricolage o ad un’altra attività pratica avrà un’utenza interessata a pubblicare foto o video dei propri lavori. In alcuni casi sarà propensa a votare e commentare i lavori degli altri, ma in rari casi si formerà una community su una base più larga rispetto agli aspetti legati al bricolage.

Amazon e Anobii, pur essendo diversi hanno una cosa in comune, utenti assidui nel collezzionare prodotti, taggare oggetti e creare wishes list. Solo alcuni di questi si lanciano nella recensione degli articoli presenti nell’immenso magazzino.

Il Wiki va molto di moda ed è un CMS Open Source, ma al di fuori di comunità di pratica aziendali o di progetti a distanza, magari legati all’Open Source, risulta un’azione di mobilitazione ad alto coefficiente di difficoltà.

GroundsWell

Ultimemente ho letto un libro davvero interessante circa il Social Marketing, il primo ad offrire una trattazione analitica e metodica sull’argomento: GroundsWell, in italiano Onda Anomala.

Nel libro fra i tanti temi analizzati viene proposta una suddivisione degli utenti web in varie macro categorie, quelle che troverai proseguendo con la lettura.
Non è detto che un’utente appartenga ad una sola categoria, anzi è frequente che si creino delle intersezioni fra i gruppi. Non solo, le abitudini degli utenti variano a seconda degli interessi.

Ad esempio se prendiamo me come riferimento, per ciò che riguarda il Web Marketing, io sono un creatore (ho un blog e un’account You Tube) e un collezzionista (segnalo articoli interessanti sui siti di social news e attraverso Google Reader, taggo i contenuti che reputo utili su Del.Icio.Us).
Ma per ciò che riguarda il turismo, nello specifico gli hotel, non sono certo interessato a pubblicare i video delle camere in cui soggiorno. Se mai mi è capitato di recensire un albergo, in questo frangente del web è più giusto definirmi un critico.

Quando pianifichi un progetto con funzionalità Social prendi in considerazione la posizione dei tuoi utenti all’interno di questi profili.

I Creatori

In italia, sul totale degli utenti web il 22% appartiene a questa categoria.
Si definiscono creatori gli uteni che hanno un blog o partecipano attivamente ad attività di microblogging (con Twitter e Jaiku ad esempio) o che “uploadano” video (su You Tube) e foto (su Flickr).
Sono creatori tutti gli utenti che utilizzano internet per pubblicare contenuti.

I Critici

I critici in italia sono il 22% e a differenza dei creatori si limitano a partecipare attivamente alle discussioni, ma senza proporre in primis argomentazioni o tematiche. E’ il caso di chi commenta blog ma non ne tiene uno, o di chi recensisce hotel o altri prodotti su siti di comparazione.

I Collezionisti

I collezzionisti taggano ed archiviano partecipando attivamente alla folksonomy. Utilizzano regolarmente feed reader, siti di aggregazione news e social bookmarks, in Italia i collezionisti sono l’8%.

I Socievoli

Creano account sui vari social network e sono ricettivi alle novità, visitano i profili altrui ma non partecipano alle discussioni, sono comunque “networked”. In Italia sono il 11%.

Gli spettatori

Coloro che si limitano ad osservare le attivita che si svolgono sulla blogosfera vengono definiti spettatori. In Italia coloro che ancora dimostrano un’approccio di interdizione con la parte sociale della rete sono la maggioranza: il 53%.

Gli inattivi

Non fanno nessuna di queste attività, con poca cognizione di questi aspetti della rete, sono il 41%.

n.da.
La metafora iniziale, fra l’utilizzo di più strumenti e un pasticcio in cucina, seppur inconsciamente, è uscita molto simile ad una metafora utilizzata da Seth Godin. Appena ho realizzato questa cosa, ho reso ancora più accentuato il riferimento citando nel titolo uno dei suoi libri: “Che pasticcio di Marketing”.

P/S
Io mi sono autoanalizzato, e tu in che categorie rientri?

Francesco ha scritto questo post il 29th gennaio, 2009 | File Under Social Network | 12 Comments -

Ci sono SEO notoriamente conosciuti e SEO riservatamente cazzuti.
I primi spesso hanno un naturale bisogno di comunicare, condividere e raccontarsi i secondi sono “solo” concentrati nell’eccellere.

Michal Gawel di _SEO LAB_ non è certo nella classifica di BlogBabel, ma se c’è qualcuno del cui consiglio mi fido più di un test eseguito da me stesso, questo è lui.
Ho conosciuto Michal al 1° Convegno Gt, quando ancora faceva domande intelligenti in una maniera imbarazzante, poi ho avuto modo di parlarci e di “frequentarlo” tramite skype.
Ci accomunano una visione pragmatica della SEO, intuito verso il Search, spirito d’iniziativa e l’amore per il calcio “di una volta”, quando una punizione di Ronald Koeman ci lasciava ancora a bocca aperta.

Visto che parteciperò ad uno dei Corsi SEO che stanno organizzando a Milano, Roma e Torino, ho pensato di rivolgere a Michal qualche domanda. Mi ha risposto con anticipazioni e validi suggerimenti.
Ecco l’intervista.

Ciao Michal e grazie per la tua disponibilità. Ti va di raccontarci un po’ chi sei, cosa fai e come sei arrivato a questo lavoro e a questi livelli?

La mia avventura con il web è cominciata 8 anni fa quando ho pubblicato il mio primo articolo su un piccolo sito. Impazzivo all’ idea di diventare giornalista sportivo, e quindi pubblicavo in giro i miei articoli. Dopo alcuni mesi mi sono reso conto che per farmi un nome avrei avuto bisogno di scrivere in grossi portali visitati da migliaia di persone al giorno. Essendo molto giovane non potevo ancora ambire ad entrare in circuiti  seri, e quindi nel 2003 ho deciso di creare una testata amatoriale per conto mio. Un portale di calcio (sviluppandolo ho appreso discretamente le conoscenza tecniche legate al Web) che in meno di un anno è diventato uno dei più visitati in Polonia, ho velocemente trovanto il main sponsor (Birra Lech, una della più conosciute in Polonia). Di quel periodo mi è rimasta quindi la soddisfazione di poter scrivere di calcio dove e come volessi e di aver trovato un lavoro calzato su di me e i miei 2-3 amici con cui collaboravo, adesso loro scrivono per giornali nazionali in Polonia. (abbiamo formato veramente un bel gruppo).

3 anni fa volendo ampliare la mia esperienza giornalistica sono arrivato in Italia, e in meno di 6 mesi… sono diventato un SEO. Com’è successo? Credo che la nostra professione sia un mix di comunicazione e marketing, know-how tecnico, statistico, e anche intuizione personale nella gestione dei progetti e dei siti web in generale. Insomma, 3 anni fa non mi rendevo conto che nel mercato lavorativo esistesse una figura professionale che legasse con armonia tutte le competenze che possedevo. Bastava unirle tutte, aggiungervi del know-how sul meccanismo dei motori di ircerca (Information Retrieval) e cominciare ad imparare sul campo il mestiere SEO.

Sicuramente ho ancora tanto da lavorare, quindi non mi sento di dire di essere al top. Indubbiamente ringrazio tutto lo staff di Bakeca che mi ha fatto decollare sia a livello professionale che personale. Il mio primo giorno in ufficcio da Bakeca ha dato una svolta a tutta la mia vita. E da lì che pian piano è nata Seolab Web Marketing, la società di cui sono uno dei fondatori, e che da due anni è partita con la missione di conquistare con i suoi servizi  i cuori degli amministratori delegati e dei direttori tecnici di tutt’Italia.

Non nascondo che parteciperò al tuo corso SEO a Roma ed è l’unico momento di formazione che ho pianificato per il 2008/2009, non mi perderei mai un corso tenuto, fra gli altri da te. Perchè avete deciso di dedicarvi alla formazione?

Scelgo le due spiegazioni: una buona e una cattiva. Credo che entrambe siano giuste.

Cattiva: il mercato delle consulenze in Italia è ancora molto sottovalutato, quindi un ottimo modo di valorizzare un immenso know-how che possediamo sono i corsi SEO. Seguendo dei corso di valore come il nostro e apprendendo tecniche, teorie e trucchi su questa ampia e complessa attività, è possibile riuscire e a guadagnare cifre notevoli anche senza avvalersi di una consulenza esterna da parte di professionisti. Inoltre i corsi costituiscono un ottimo strumento di Branding della società di consulenza.

Buona: Mi piace, mi piace, mi piace! trasmettere qualcosa di mio ad altre persone, condividere. E mi fa un ancora più piacere poter parlare in pubblico, insegnare, e vedere le facce dei miei allievi contente e illuminate. Facendo i corsi mi sento compiuto e realizzato, perchè posso sentire direttamente il grado di soddisfazione e passione che emerge dai partecipanti, posso affascinarli subito, in quel momento particolare. I corsi sono quindi per me un medium ottimale per esprimere me stesso.

La mia stima nei tuoi confronti non è immotivata, hai idee sempre originali e supportate da valide motivazioni. Ad esempio so che a proposito della Link Popularity ha un’idea tutta tua ed anticonformista…

Infatti, credo che alla fin fine sia la link popularity che stabilisce il successo di un sito per due motivi:

1. Sono i link il fattore meno manipolabile e quindi decisivo nella valutazione del sito da parte dell’algoritmo Google
2. Avendo tanti link buoni costruisci il vero valore Brand, che ti rende indipendente dai motori di ricerca. In poche parole, smetti di guardare con ansia le SERP ogni giorno, perchè in ogni caso sai che hai costruito il valore.

Credo che link building attualmente si sia cominciato a profilare nella maniera decisiva in due principali direzioni:

1. Link a pagametno / rete link (Google come fine a se stesso): Ci sono sempre più potenti agenzie le quali si specializzano nella compravendita di link possedendo anche una rete di siti per conto loro. Usando le strategie di crowd e outsourcing queste agenzie radunano i proprietari di piccoli siti / blog, che pubblicano i link nelle pagine e post in cambio di un mini pagamento. L’approccio è particolarmente efficace nei mercati anglofoni, in Italia non è cosi frequente. Sono però quasi sicuro che in futuro i piccoli professionisti SEO italiani, che attualmente usano le loro piccoli reti di siti e conoscenze per ottenere i link verso siti clienti, verranno brutalmente ingoiati da queste grosse realtà. Alla fin fine quindi non si costruisce un valore, ma si crea una gigante e sofisticata macchina di inserimento link. E’ triste, ma potrà essere vero.

2. Costruzione del valore (Google come “byproduct”, un mezzo per costruire il valore per l’utente): un Altro approccio è costruire il valore. Do un esempio. Il nostro cliente: Rockol. Il portale esiste già da 10 anni, pubblica contenuto di qualità giorno dopo giorno, essendo stra aggiornato nel campo musicale. Inoltre il portale REGALA link ogni giorno ad un altro sito nella sezione link del giorno. In poche parole: Rockol è costruito con il chiaro focus di trasmettere qualcosa di utile e interessante all’utente. Questo approccio, quasi da “non-seo”, curato a lungo termine ha dato a Rockol una marea di link spontanei senza necessità ne di scambi ne di baratti. E’ infatti, con questa chiara e lineare strategia Rockol da un paio di anni non scompare dalla prima pagina per le molto competitive ricerche (vide “concerti”, “concerti roma”, “notizie musica” e altre).

Non voglio dire quale sia l’ approccio giusto o quale sia quello sbagliato. Credo che il primo sia più efficace nelle “Google-companies” (le aziende che prendono il’ 70-80% del loro traffico da Google), invece il secondo nelle aziende che puntano sulla costruzione del valore a lungo termine. Ma ripeto: non voglio fare né la figura del santo nè del diavolo e dire di non aver mai provato o seguito l’una e l’altra strada. Dico solo che secondo me un grosso sbaglio per un’ azienda o per un professionista sia scegliere la via di mezzo tra due approcci, cioè voler essere un po’ il diavolo e un po’ l’angelo. Il mix tra questi due ragionamenti porta nella parte dei casi ad un completo disastro. E’vero che quasi tutti i tipi di business sono in qualche modo dipendenti da Google, ma ciò che conta è la loro finalità (cosa vogliono che succeda fra 5, 10 e 15 anni). E’ in questa visione a lungo termine dove viene fuori chi voleva solamente mangiare un po’ dalla tavola di Google, e chi ha rischiato di crearsi il ristorante per conto suo.

Nel corso ci farai leggere 3 mail reali, che ti hanno fatto guadagnare parecchi link praticamente senza muovere un dito. Che storia è questa?

Fran, la sai bene tu stesso, dopo avermi inviato una buona mail, hai ottenuto tutto il mio supporto nelle link campaign che svolgi :) Veramente, non bisogna dire tanto per ottenere un link se si è una persona valida al posto giusto e con servizio giusto. Ogni tanto basta chiedere, ogni tanto dare qualcosa di piccolo, e ogni tanto (questo è mooooolto potente) semplicemente ringraziare.

Avremo modo di parlare di Social Network? Come vedi integrati i Social nella promozione online, una questione di PR e Web Marketing o un concreto aiuto anche alla SEO?

Secondo me uno dei più grossi sbagli è applicare le logiche seo sui social network. Devo dire trasparentemente che fin quando usato i social network solamente ai fini SEO (con la vaga speranza di ottenere link spontanei) uscivo sconfittisimo dalla battaglia. La cosa che ho imparato da quella lezione è: “se vuoi ottenere i link spontanei, devi pensare di tutto tranne ottenere i link :)”. Pensa a dare qualcosa di utile all’utente, pensa di essere una persona affascintante, un opinion-leader, pensa a far parlare la gente di te nella comunità, ma non pensare di Pagerank e di Link. Questi arriveranno di sicuro, ma solo se non ci pensi di loro:)

Per finire un paio di domande secche. Wiki Search è la fine della SEO o un’opportunità per il Web Marketing, insomma uno strumento come un’altro per portare traffico?

Sicuramente sarà uno strumento in più, e diventerà un canale alternativo di traffico, similmente ai servizi Social News o Social Bookmarking cui costituiscono una fetta decente  nei mercati maturi, e un relativamente piccola nella nostra Italia. Penso anche che, similmente ai menzionati Social News e Social Bookmarking la chiave di salire nel Wiki Search sarà la profonda conoscenza della comunità che ci sta attorno. Primo o dopo ci devono arrivare i meccanismi di meritocrazia e autorità grazie ai quali voto di un utente riconosciuto nella comunità varrà molto di più rispetto ad anche tanta quantità dei voti casuali. Altrimenti lo strumento rischia di diventare troppo manipolabile ai attacchi degli spammers.

Che futuro prevedi per il Social Media Marketing?

Prevedo che alcune agenzie Seo, tra cui la nostra Seolab, si evolveranno verso veri e propri centri media on-line.  Lato gestionale immagino Social Media Marketing strutturato similmente alle aziende che attualmente si occupano di street e guerilla marketing, ovvero una rete di collaboratori divisi con criterio locale e tematico (esperti di politica, sport, arte, moto etc.) cui vengono selezionati a dipendenza del progetto. Insomma, una crescità del mercato freelance e dei nuovi modelli di gestione risorse (outsourcing globale e crowdsourcing, cioè inclusione delle masse di persone nelle attività molto profilate e piccole legate al progetto).

Domanda finale, perchè ti chiamano “signor 10 milioni” ?

Hahhahaa, dico la verità, tutti i nomi e sopranomi riguardanti la mia persona li invento io stesso :) 10 milioni è il numero di viste che porto a tutti i miei clienti complessivamente da Google Organic. Cmq, almeno in Italia, la gente mi chiama: “Maikol”:)

Se ti interessano le idee di “Maikol” e vuoi informarti sui corsi di Seo Lab, accedendo attraverso questo link, Michal saprà che lo hai conosciuto sul mio sito.

Francesco ha scritto questo post il 23rd gennaio, 2009 | File Under Best Practice | 2 Comments -