Sono stato

Venerdì 6 Maggio sono stato ad un’incontro organizzato da Extrategy e Club Marche IT. L’evento ospitato dalla Facoltà di Economia di Ancona trattava i temi dell’Enterprise 2.0 e delle opportunità (e di alcuni rischi) che può portare il web 2.0 all’interno dell’azienda.

Fra i tanti partecipanti ho avuto il piacere di rivedere Luca Conti (139 giorni fuori casa nel 2008 secondo Dopplr, ve lo dico così, in esclusiva) e di conoscere di persona alcune “amicizie” socio-mediali. “Piacere mio” a: Andrea, Chiara (entrambi di AdMaiora) e Adriano Gasparri di Extrategy.

Sarò

Il 28 Maggio con tutta probabilità sarò al SEO Birra organizzato da quella mente di Enrico Altavilla. Bocciati tutti i domini suggeriti da me (Trappseo.de , SEOsete.it e seholich.edu) potete trovare maggiori informazioni sul vero sito ufficiale dell’evento: www.seobirra.it .
Se va tutto bene sarò a Milano dalla mattina e prenoterò una camera con Marco Ziero (tutto secondo tradizione).

Ci sto pensando

Già che il 28 sarò a Milano, forse forse vado a fare un saluto a quelli di SEO lab. Ho già partecipato ad un corso organizzato dalla gang di Micheal Gawel ed è stata un’esperienza da ripetere. Il programma di Play With ROI mi sembra stimolante, anche perchè affronterà l’attualissimo tema della promozione su Facebook, per cui: file under “da valutare”.

Sicuramente no

Nel 2007 ho partecipato al SEO Extreme di Madri e non mi è dispiaciuto affatto. Tuttavia cominicio ad essere un po’ insofferente nei confronti delle campagne marketing e delle landing page di Madri. Per carità, molto studiate ed efficaci, una comunicazione da manuale, ma troppo aggressiva per i miei gusti. Stanco di ricevre mail dagli oggetti allarmistici, quest’anno dico “no” (dopo essermi cancellato dalla newsletter).

Mi piacerebbe ma

Pinocchio ha il suo Grillo Parlante, io ho Marco Ziero! Il “figlio del presidente” mi ricorda ogni giorno che dovrei esserci al SEOpqr, foss’anche solo per dimostrare sul campo le mie più volte sbandierate doti di calcettista (ci sarà un match fra SEO prima di cena). Tuttavia fra la sgaloppata e la Birra, scelgo la SEO sbevazzata (anche perchè prenderò con un viaggio 2 eventi). Non mi vedrete al SEOpqr, ma solo perchè gli impegni familiari m’impongono di “razzionalizzare” le uscite.
Ad ogni modo evento consigliatissimo, mancherò solo io probablmente!

Ho incontrato

Ultimo ma non ultimo, la settimana scorsa ho avuto modo di conoscere Francesco Astolfi (di Tui.it) e di rivedere Luca Bove (di Im Evolution). Ho trascorso 2 piacevoli coffe break con persone molto preparate, anche in questo caso “Piacere mio!”.
(i soggeti nella foto non sono reali)

Ho dimenticato di linkare qualcuno?

Francesco ha scritto questo post il 19th maggio, 2009 | File Under Appuntamenti | 4 Comments -

Sono iscritto a Google Adsense da metà 2005 e ho sempre frequentato forum e gruppi di discussione per capire come migliorarne le performance. In ogni forum il leitmotiv in tutti  questi anni è sempre stato lo stesso: “perchè i miei guadagni con Google Adsense sono calati?“.
Purtroppo rivelare i ricavi del proprio account Adsense è contro il regolamento, per cui non ho grossi dati da portarti se non il mio: il mio eCPMmedio, dal 1° al 30 di Novembre 2005 era di 4,00 €; allo stesso periodo, nel 2009, corrisponde un eCPM di 3,12 €.

Certo il dato di per se potrebbe sembrare poco indicativo, ma ti assicuro che ho preso quei due campioni perchè accostabili. Non ho apportato grosse variazioni nel mio network, nei formati degli annunci e nei posizionamenti in serp. In sostanza a CTR invariato il mio eCPM è calato del 20% circa.

Su Web Master World è in atto una discussione sui probabili motivi del calo. Districandomi fra spiegazioni più ho meno deliranti, ho scritto questo post integrando le mie considerazioni personali sedimentate negli anni, agli spunti più interessanti del thread. I hop you enjoy!

La rete dei conteuti era obbligatoria: l’età dell’oro

Quando Google Adsense fu lanciato, gli utenti di Adwords non potevano ancora decidere di tenere fuori i propri annunci dalla rete dei contenuti. Questo comportava che annunci con bid molto alti finissereo anche nella rete dei contenuti e cioè sui siti degli affiliati Adsense. Non solo, a quei tempi, stando così le cose lo Smart Pricing non aveva ragione di esistere e infatti i pagamenti di Google erano stabiliti a percentuale e non su punteggi di qualità come avviene ora.

Lo Smart Pricing contro i Click Fraud

Successivamente Google pensò di tutelare gli inserzionisti, dando loro la possibilità di escludere la rete dei contenuti o comunque di stabilire bid diversi a seconda della destinazione degli annunci AdWords. Inoltre chi si occupava delle campagne poteva escludere alcuni domini dalla pubblicazione dei propri annunci e sulle crescenti sollecitazioni venne intrdotto il concetto di click fraud che ebbe evidentemente delle ripercussioni sul CTR degli affiliati. Da quel momento un algorito chiamato Smart Pricing (vissuto spesso come una penalizzazione) avrebbe stabilito quanto corrispondere per ogni click agli affiliati Adsense, in base alla qualità delle visite.

Aumentano le bocche affamate ma la torta è la stessa

E’ vero gli investimenti pubblicitari sul web sono cresciuti molto negli ultimi anni, te ne sarai accorto tu stesso, se lavori come Web Marketing Consultant o in una Web Agency. Tuttavia molti hanno deciso di abbandonare la rete dei contenuti. Questo ha fatto si che il web crescesse a dismisura, ma la torta destinata ad Adsense rimanesse relativamente immutata. Attenzione, non sono aumentati solo i Made For Adsense, è aumentato il web, sono aumentati i contenuti e più pagine significa più impression e CTR più bassi.

Campagne ottimizzate e utenti più esperti

Negli anni il modo di utilizzare Google e gli altri motori di ricerca da parte degli utenti si è affinato. Oggi molti utenti compiono ricerche precise digitando query che sono Key Phrase più che Keywords. Anche i professionisti che si occupano di Keywords Advertising sono più preparati e di conseguenza i budget e i bid sono meglio ponderati. Non è raro decidere di impostare una campagna sulle key di coda per puntare ad un bid più basso piuttosto che, come avveniva in passato, scegliere key molto competitive e cominciare una gara al massacro in cui gli affiliati Adsense erano i veri vincitori.

Le conclusioni e il futuro

Negli ultimi anni siamo stati testimoni di una crescita spaventosa di Gooole Adsense e del brand Google in generale. Per come la vedo io, in passato Adsense è stato il modo migliore e più remunerativo per monetizzare il proprio sito web attraverso le inserzioni. Non credo che i guadagni si riprenderanno in maniera sensibile e costante, miglioramenti ce ne saranno ma non avremo più una situazione come quella del 2004 o del 2005 nel breve/medio periodo.
Del resto gli invetimenti in brand awareness da parte di Google hanno un ritorno soprattutto in questi termini: molti preferiscono rimanere con un partner affidabile (e puntuale) come Google anche a costo di guadagnare meno.

Tu cosa ne pensi?

Francesco ha scritto questo post il 6th maggio, 2009 | File Under Advertising Online | 9 Comments -

Non entrerò nel merito dell’eterna diatriba fra cosa sia meglio, se la formazione umanistica o quella scientifica, per riuscire in ambiti legati al Web Marketing.
Non farò l’errore di cadere in quest’inutile speculazione. Mi limiterò a dire che la mia formazione (Laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Lettere e Filosofia di Bologna - sede di Ravenna) mi è stata molto utile per approcciarmi a questo lavoro. E’ altresì vero che se non avessi cominiciato fin da adolescente a “giocare” con HTML, reti, SO e quant’altro, avrei avuto altri tipi di problemi.

In una frase: i miei studi mi hanno dato il metodo, la mia passione mi da la voglia di imparare e di aggiornarmi ogni giorno, e queste letture (ma anche tante altre) mi hanno dato i principi.

Per questi motivi, non devi stupirti se tra i libri che mi aiutano maggiormente a fare meglio il mio lavoro di SEO e SEM, ne troverai  alcuni apparentemente poco a tema. Non è raro che i suggerimenti migliori, e parlo anche della SEO, vengano anche dagli ambiti meno aspettati.
Del resto Newton, non stava riposando sotto un albero quando ebbe l’intuizione della forza di gravità?

Usability 2.0 di Jacob Nielesn e Hoa Loranger

Ho letto questo libro qunand’è uscito, nel 2007. Mio figlio aveva pochi mesi e ricordo che pur di finirlo, facevo tardi la notte e me lo portavo pure in pizzeria take away, per riempire l’attesa. Mi ha appassionato come se fosse un romanzo.
In questo libro, c’è molto, quasi tutto, ma soprattutto c’è un metodo. Il metodo di Nielsen è quello degli standard, delle convenzioni e soprattutto del buon senso.
Provocazione. Hai mai pensato che se a Google studiano algoritmi in base alle “preferenze” degli utenti, a te forse conviente smettere di studiare gli algoritmi e passare direttamente agli utenti?
Se il tuo atteggiamenteo è questo, Usability 2.0 è il tuo libro!

Don’t Make Me Think! di Steve Krug

Ho letto Don’t Make Me Think solo di recente, nessuna libreria era riuscita a soddisfare questa mia richiesta, ho potuto ordinarlo solo su IBS qualche settimana fa. Trovo il libro di Krug un classico e come tutti i classici, un po’ datato e per certe cose inadeguato, ma comunque una lettura obbligata.
Passa per essere un libro sull’usabilità, ma è molto di più. Contiene idee utili anche per ciò che riguarda la progettazione e i processi produttivi di un sito internet. Anche qui molto, molto buonsenso e best practice su come realizzare usability test, in grado di fornire immediatemente indicazioni migliorative all’azienda.

Il Futuro della Musica di David Kusek e Gerd Leonhard

Ok, questo libro è piuttosto verticale sulle logiche che governano il Music Biz online, ma molte di queste logiche sono destinate ad affermarsi, in futuro, anche in altri settori merceologici. Non a caso Amazon e il suo magazzino virtuale di Cd e Mp3 sono luogo di affermazione ideale per la coda lunga.
Se ti interessa avere un feedback su chi è già riuscito a creare un business sul modello di business “product like water” (che è il sistema ad abbonamento che stanno implementando anche molti blogger tra l’altro), qui troverai i case history del mercato musicale e quello del porno.

La Mucca Viola (o qualsiasi altro libro) di Seth Godin

Da che mondo e mondo c’è sempre stato chi predica bene ma razzola male. Più che un libro sul web writing ti consiglio una lettura qualsiasi di Seth Godin, uno che razzola davvero bene. Seth Godin è uno dei migliori storytellers che io abbia mai avuto il piacere di leggere. Qualsiasi capitolo dei sui libri ha un attacco che ti tiene letteralmente incollato alla scrivania. Senza contare che è uno dei pochi ad avere capito che i mezzi del Marketing 2.0 sono ottimi per prodotti che si prestano. Gli elementi di viralità insiti nel prodotto sono il requisito fondamentale in qualsiasi campagna sui social media, un must.

Web Analytics An Hour a Day di Avinash Kaushik

Non scopro certo io Kaushik, il guru della Web Analysis, ma mi faccio sempre promotore di questo libro quando qualcuno mi chiede “da dove cominciare”. Ho trovato illuminante questo volume, per ciò che rigurda la storia della materia (dalle prime tecniche, che erano quasi degli espedienti per misurare le visite), le tecniche e gli strumenti più avanzati. Il libro non si focalizza sulla killer-application Google Analytics, ma insegna un metodo e trasmette la cultura delle metriche web.

E tu, quali sono le tue letture fondamentali?

Francesco ha scritto questo post il 24th aprile, 2009 | File Under Best Practice | 22 Comments -

Occavolo 1 mese senza postare!
Cercherò di farmi perdonare con alcuni consigli pratici (testati) e riflessioni usabili su Twitter. Non farò una raccolta di tools (sarebbe troppo facile).

Come fanno molti, sbagliando

La pratica più diffusa per avere un’account Twitter denso di followers, è quella di aggiungere più “amici” possibile, contando di ricevere un follow di cortesia. Successivamente eliminando via via gli add meno interessanti, si può arrivare ad avere una piccola conversazione da gestire e una grossa audience a cui proporre messagi più o meno interessati.

Questo metodo funziona se: imposti il sito che vuoi promuovere sul profilo di Twitter e cominci ad “addare” più persone possibili. I profili che contatti faranno una visita al tuo sito per cercare di “capire chi sei”. Avrai un picco di visite destinato a scemare, ideale per made for adsense o siti che guadagnao per banner ad impression (esistono ancora?).

Questo metodo non funziona: se vuoi coltivare un account sano, credibile e ideale per attività di PR online.

Rimedio: se sospetti che qualcuno ti abbia “addato” tanto per far numero, puoi ignorarlo o eventualmente seguirlo a tua volta, ma con Qwitter installato. Qwitter serve a monitorare quando i tuoi interlocutori cessano di ascoltarti. Se la rottura avviene anzi tempo probabilmente non hai perso nulla.

Come andrebbe fatto

C’è poco da dire, Twitter è una piattaforma di microblogging concepita per le conversazioni online, quasi face to face. Sperare di creare una situazione in cui possiamo sparare il nostro messaggio pubblicitario ad un’audience indistinto, non discosta molto dal fare mass marketing o peggio dello spamming.

Ecco un suggerimento pratico per aumentare i contatti su Twitter. Quando mi imbatto in profili Twitter che reputo interessanti, o quantomeno affini alle tematiche di mio interesse, mi appunto l’url in un’excel e aspetto. Nell’xls creo dei campi che corrispondono alle categorie che tratto sul mio blog o sul  mio Twitter e sotto ogni campo elenco i profili affini che via via incontro. Attendo di pubblicare sul mio blog qualcosa di inerente alle tematiche trattate da uno dei gruppi che ho messo assieme, e passo a contattarli.

Ad esempio, se ho un blog che tratta di automobili e mi imbatto nel  profilo di un’appassionato di auto sportive, sono di fronte ad un contatto potenzialmente interessante ed interessato. Non lo contatto immediatamente, ma mi appunto l’url in attesa di pubblicare qualcosa sulle auto sportive. Quando scriverò un post sulle auto sportive, provvederò ad aggiungere l’interlocutore (o gli interlocutori) che avevo profilato.

Ti sembra eccessivo? Eppure quando ad una festa ti avvicini ad un gruppo di persone, come ti comporti? A meno che tu non abbia il carisma di Pizzulata, probabilmente aspetti che qualcuno ti interroghi (ti followi su Twitter) o intervieni solo quando conosci bene l’argomento della conversazione (aspetti di pubblicare qualcosa a tema). In questo modo ci sono più possibilità di instaurare un dialogo in sintonia.

A proposito di Pizzulata, i nodi di un network più propensi a socializzare e ad attirare connessioni (Simone su Twitter è davvero uno spasso), vengono chiamati Fitness. Pensi davvero che per lanciare un’azione virale sul web la strategia giusta sia contattare tutti i nodi fitness? Bè, allora dovresti leggere il paragrafo sucessivo.

Fai tua La forza dei legami deboli (non è una legge Jedi)

Contrariamente a quanto potresti pensare, le leggi che governano le reti sociali vengono studiate da ben prima dell’avvento di Internet e dei Social Network. Nel 1973 Mark Granovetter, sociologo statunitense, fece un’esperimento in cui chiese ad un gruppo di individui chi avesse suggerito loro l’attuale posto di lavoro. L’84% degli iintervistati indicò una persona con scarso grado di confidenza, un legame lontano e debole appunto.

Lo sudio pubblicato nel celebre (e discusso) The Strength of Weak Ties, dimostra che spesso le connessioni più deboli sono le più importanti, dato che permettono ai nodi di entrare in contatto con le sezioni più lontane del network. Di solito i nodi vicini sono in possesso delle stesse informazioni.

Questo vale anche e soprattutto per Twitter, che è un network fatto di tanti nodi centralizzati uniti da link. L’ideale per auto promuoversi è stimolare una risposta @tuo-nick, da parte di uno dei nodi più lontani. In questo modo il tuo account sarà visibile a tanti nodi che ancora non sono connessi a te.
Gli stessi concetti sono applicabili ad una capagna virale, che (oltre ad avere elementi di viralità) dovrà essere proposta non solo ai nodi fitness, ma anche ai nodi più lontani della tua twittosfera.

Francesco ha scritto questo post il 25th marzo, 2009 | File Under Social Network | 13 Comments -

Ad inizio Novembre 2008 ho scritto a proposito di alcuni errori da evitare su Facebook, successivamente ho riportato alcune key che hanno generato accessi a quel post dai motori di ricerca. A distanza di quasi 4 mesi e a fronte di un’attività costante di Web Analysis, ho individuato alcuni macro trend.

La ricerca di informazioni circa Facebook e i principali Social Network, mi ha anche portato ad imbattermi su certi plugin in grado di soddisfare una delle macro aree di interesse di chi frequenta Facebook, se cerchi queste scorciatoie vai direttamente a fine post.

In base alle key che ho osservato ed archiviato, Facebook determina 5/6 grandi bisogni (forse sono più curiosità) che portano gli utenti ad effettuare ricerche su Google. Non posso sapere se gli iscritti a Facebook cercano prima informazioni sul Social Network e poi su Google, ma so per certo che su Google cercano trucchi, norme e possibilità d’azione su FB.

Pratico questo mestiere da abbastanza tempo per sapere che, gli ingressi dal motore su uno specifico post saranno proporzionali all’interesse che genera l’argomento. Questo avviene a prescindere dal posizionamento in serp per una key principale, a vantaggio di una moltitudine di termini spalmati sulla coda. Non solo, è ovvio che a seconda delle tematiche che tratto, avrò accessi con key inerenti ai contenuti che propongo.
Nonostante queste due banali osservazioni, è stupefaciente che tutte le key d’accesso ai 2 sopracitati post, siano affrancabili a 6 precise categorie; identiche non solo per il senso, ma addirittura per il primo termine:
come
cosa
errori/evitare
se
togliere
vedere

Come/Cosa

La key phrase tipica di questo gruppo di entrance è rappresentata dalla key “cosa comporta iscriversi a facebook “. Queste key denotano una curiosità pre-iscrizione, che, almeno nelle query che ho potuto esaminare, tradiscono un fenomeno ancora in espansione, anche fra chi non è avezzo ai Social Network, ma si sta comunque informando.
Molti altri ingressi sono generati dalla necessità di capire come funzionano gli strumenti di Facebook. La specificità e il numero di queste key mi porta a chiedermi se l’usabilità di Facbook sia all’altezza.

Errori/Evitare

Dalla lettura di queste “entrance key” è facilmente comprensibile, come il grosso delle paure sia rappresentato da key come questa: “evitare di trovare profilo facebook in google”. L’indicizzazione del proprio profilo su Google e l’idea, peraltro non veritiera, che altri possano vedere/leggere le nostre cose, genera ansia da errore. L’altro grande scoglio è di “evitare che qualcuno mi tagghi su google”.

Se

Il terzo grande gruppo di key è rappresentato da quelle ricerche che cominciano con il “se” ed il “si può”. E’ curioso come entrambe denotino acora incertezza ed insicurezza, ma non per questo rappresentino un deterrente. Per lo più gli utenti si chiedono cose tipo: “si possono aprire due account su facebook?”, “se mi taggano possono eliminare?” e “se ti iscrivi ad un gruppo facebook tutti si possono vedere?”.

Togliere

Appartengono a questo gruppo una serie di query con cui gli utenti si informano su come recedere da alcune azioni compiute in precedenza. Queste key possono denotare una presa di coscienza del mezzo e del potenziale in opportunità e rischio rappresentato da Facebook. Ecco alcuni esempi: ” togliere foto con tag facebook”, “togliere il commento ad una foto dal profilo” e ” togliere la presenza online su facebook”.

Vedere

Il gruppo di accessi più nutrito, aimè, è rappresentato dalla parte vouieur della rete. Che si scriva vedere o visualizzare, in moltissimi si chiedono come “vedere le foto su facebook di chi non è tuo amico”.

Vedere le foto su facebook di chi non è tuo amico

A proposito di questo, vedere le foto di chi non è tuo amico, esistono in realtà 2 script per greasemonkey. Per dovere di cronaca ho provato ad installarli entrambi, ma con scarsa convinzione non ho ottenuto successo.
Ve li segnalo entrambi, fate sapere se siete più forunati.

Francesco ha scritto questo post il 24th febbraio, 2009 | File Under Social Network | 6 Comments -