Non entrerò nel merito dell’eterna diatriba fra cosa sia meglio, se la formazione umanistica o quella scientifica, per riuscire in ambiti legati al Web Marketing.
Non farò l’errore di cadere in quest’inutile speculazione. Mi limiterò a dire che la mia formazione (Laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Lettere e Filosofia di Bologna - sede di Ravenna) mi è stata molto utile per approcciarmi a questo lavoro. E’ altresì vero che se non avessi cominiciato fin da adolescente a “giocare” con HTML, reti, SO e quant’altro, avrei avuto altri tipi di problemi.

In una frase: i miei studi mi hanno dato il metodo, la mia passione mi da la voglia di imparare e di aggiornarmi ogni giorno, e queste letture (ma anche tante altre) mi hanno dato i principi.

Per questi motivi, non devi stupirti se tra i libri che mi aiutano maggiormente a fare meglio il mio lavoro di SEO e SEM, ne troverai  alcuni apparentemente poco a tema. Non è raro che i suggerimenti migliori, e parlo anche della SEO, vengano anche dagli ambiti meno aspettati.
Del resto Newton, non stava riposando sotto un albero quando ebbe l’intuizione della forza di gravità?

Usability 2.0 di Jacob Nielesn e Hoa Loranger

Ho letto questo libro qunand’è uscito, nel 2007. Mio figlio aveva pochi mesi e ricordo che pur di finirlo, facevo tardi la notte e me lo portavo pure in pizzeria take away, per riempire l’attesa. Mi ha appassionato come se fosse un romanzo.
In questo libro, c’è molto, quasi tutto, ma soprattutto c’è un metodo. Il metodo di Nielsen è quello degli standard, delle convenzioni e soprattutto del buon senso.
Provocazione. Hai mai pensato che se a Google studiano algoritmi in base alle “preferenze” degli utenti, a te forse conviente smettere di studiare gli algoritmi e passare direttamente agli utenti?
Se il tuo atteggiamenteo è questo, Usability 2.0 è il tuo libro!

Don’t Make Me Think! di Steve Krug

Ho letto Don’t Make Me Think solo di recente, nessuna libreria era riuscita a soddisfare questa mia richiesta, ho potuto ordinarlo solo su IBS qualche settimana fa. Trovo il libro di Krug un classico e come tutti i classici, un po’ datato e per certe cose inadeguato, ma comunque una lettura obbligata.
Passa per essere un libro sull’usabilità, ma è molto di più. Contiene idee utili anche per ciò che riguarda la progettazione e i processi produttivi di un sito internet. Anche qui molto, molto buonsenso e best practice su come realizzare usability test, in grado di fornire immediatemente indicazioni migliorative all’azienda.

Il Futuro della Musica di David Kusek e Gerd Leonhard

Ok, questo libro è piuttosto verticale sulle logiche che governano il Music Biz online, ma molte di queste logiche sono destinate ad affermarsi, in futuro, anche in altri settori merceologici. Non a caso Amazon e il suo magazzino virtuale di Cd e Mp3 sono luogo di affermazione ideale per la coda lunga.
Se ti interessa avere un feedback su chi è già riuscito a creare un business sul modello di business “product like water” (che è il sistema ad abbonamento che stanno implementando anche molti blogger tra l’altro), qui troverai i case history del mercato musicale e quello del porno.

La Mucca Viola (o qualsiasi altro libro) di Seth Godin

Da che mondo e mondo c’è sempre stato chi predica bene ma razzola male. Più che un libro sul web writing ti consiglio una lettura qualsiasi di Seth Godin, uno che razzola davvero bene. Seth Godin è uno dei migliori storytellers che io abbia mai avuto il piacere di leggere. Qualsiasi capitolo dei sui libri ha un attacco che ti tiene letteralmente incollato alla scrivania. Senza contare che è uno dei pochi ad avere capito che i mezzi del Marketing 2.0 sono ottimi per prodotti che si prestano. Gli elementi di viralità insiti nel prodotto sono il requisito fondamentale in qualsiasi campagna sui social media, un must.

Web Analytics An Hour a Day di Avinash Kaushik

Non scopro certo io Kaushik, il guru della Web Analysis, ma mi faccio sempre promotore di questo libro quando qualcuno mi chiede “da dove cominciare”. Ho trovato illuminante questo volume, per ciò che rigurda la storia della materia (dalle prime tecniche, che erano quasi degli espedienti per misurare le visite), le tecniche e gli strumenti più avanzati. Il libro non si focalizza sulla killer-application Google Analytics, ma insegna un metodo e trasmette la cultura delle metriche web.

E tu, quali sono le tue letture fondamentali?

Francesco ha scritto questo post il 24th aprile, 2009 | File Under Best Practice | 22 Comments -

Ci sono SEO notoriamente conosciuti e SEO riservatamente cazzuti.
I primi spesso hanno un naturale bisogno di comunicare, condividere e raccontarsi i secondi sono “solo” concentrati nell’eccellere.

Michal Gawel di _SEO LAB_ non è certo nella classifica di BlogBabel, ma se c’è qualcuno del cui consiglio mi fido più di un test eseguito da me stesso, questo è lui.
Ho conosciuto Michal al 1° Convegno Gt, quando ancora faceva domande intelligenti in una maniera imbarazzante, poi ho avuto modo di parlarci e di “frequentarlo” tramite skype.
Ci accomunano una visione pragmatica della SEO, intuito verso il Search, spirito d’iniziativa e l’amore per il calcio “di una volta”, quando una punizione di Ronald Koeman ci lasciava ancora a bocca aperta.

Visto che parteciperò ad uno dei Corsi SEO che stanno organizzando a Milano, Roma e Torino, ho pensato di rivolgere a Michal qualche domanda. Mi ha risposto con anticipazioni e validi suggerimenti.
Ecco l’intervista.

Ciao Michal e grazie per la tua disponibilità. Ti va di raccontarci un po’ chi sei, cosa fai e come sei arrivato a questo lavoro e a questi livelli?

La mia avventura con il web è cominciata 8 anni fa quando ho pubblicato il mio primo articolo su un piccolo sito. Impazzivo all’ idea di diventare giornalista sportivo, e quindi pubblicavo in giro i miei articoli. Dopo alcuni mesi mi sono reso conto che per farmi un nome avrei avuto bisogno di scrivere in grossi portali visitati da migliaia di persone al giorno. Essendo molto giovane non potevo ancora ambire ad entrare in circuiti  seri, e quindi nel 2003 ho deciso di creare una testata amatoriale per conto mio. Un portale di calcio (sviluppandolo ho appreso discretamente le conoscenza tecniche legate al Web) che in meno di un anno è diventato uno dei più visitati in Polonia, ho velocemente trovanto il main sponsor (Birra Lech, una della più conosciute in Polonia). Di quel periodo mi è rimasta quindi la soddisfazione di poter scrivere di calcio dove e come volessi e di aver trovato un lavoro calzato su di me e i miei 2-3 amici con cui collaboravo, adesso loro scrivono per giornali nazionali in Polonia. (abbiamo formato veramente un bel gruppo).

3 anni fa volendo ampliare la mia esperienza giornalistica sono arrivato in Italia, e in meno di 6 mesi… sono diventato un SEO. Com’è successo? Credo che la nostra professione sia un mix di comunicazione e marketing, know-how tecnico, statistico, e anche intuizione personale nella gestione dei progetti e dei siti web in generale. Insomma, 3 anni fa non mi rendevo conto che nel mercato lavorativo esistesse una figura professionale che legasse con armonia tutte le competenze che possedevo. Bastava unirle tutte, aggiungervi del know-how sul meccanismo dei motori di ircerca (Information Retrieval) e cominciare ad imparare sul campo il mestiere SEO.

Sicuramente ho ancora tanto da lavorare, quindi non mi sento di dire di essere al top. Indubbiamente ringrazio tutto lo staff di Bakeca che mi ha fatto decollare sia a livello professionale che personale. Il mio primo giorno in ufficcio da Bakeca ha dato una svolta a tutta la mia vita. E da lì che pian piano è nata Seolab Web Marketing, la società di cui sono uno dei fondatori, e che da due anni è partita con la missione di conquistare con i suoi servizi  i cuori degli amministratori delegati e dei direttori tecnici di tutt’Italia.

Non nascondo che parteciperò al tuo corso SEO a Roma ed è l’unico momento di formazione che ho pianificato per il 2008/2009, non mi perderei mai un corso tenuto, fra gli altri da te. Perchè avete deciso di dedicarvi alla formazione?

Scelgo le due spiegazioni: una buona e una cattiva. Credo che entrambe siano giuste.

Cattiva: il mercato delle consulenze in Italia è ancora molto sottovalutato, quindi un ottimo modo di valorizzare un immenso know-how che possediamo sono i corsi SEO. Seguendo dei corso di valore come il nostro e apprendendo tecniche, teorie e trucchi su questa ampia e complessa attività, è possibile riuscire e a guadagnare cifre notevoli anche senza avvalersi di una consulenza esterna da parte di professionisti. Inoltre i corsi costituiscono un ottimo strumento di Branding della società di consulenza.

Buona: Mi piace, mi piace, mi piace! trasmettere qualcosa di mio ad altre persone, condividere. E mi fa un ancora più piacere poter parlare in pubblico, insegnare, e vedere le facce dei miei allievi contente e illuminate. Facendo i corsi mi sento compiuto e realizzato, perchè posso sentire direttamente il grado di soddisfazione e passione che emerge dai partecipanti, posso affascinarli subito, in quel momento particolare. I corsi sono quindi per me un medium ottimale per esprimere me stesso.

La mia stima nei tuoi confronti non è immotivata, hai idee sempre originali e supportate da valide motivazioni. Ad esempio so che a proposito della Link Popularity ha un’idea tutta tua ed anticonformista…

Infatti, credo che alla fin fine sia la link popularity che stabilisce il successo di un sito per due motivi:

1. Sono i link il fattore meno manipolabile e quindi decisivo nella valutazione del sito da parte dell’algoritmo Google
2. Avendo tanti link buoni costruisci il vero valore Brand, che ti rende indipendente dai motori di ricerca. In poche parole, smetti di guardare con ansia le SERP ogni giorno, perchè in ogni caso sai che hai costruito il valore.

Credo che link building attualmente si sia cominciato a profilare nella maniera decisiva in due principali direzioni:

1. Link a pagametno / rete link (Google come fine a se stesso): Ci sono sempre più potenti agenzie le quali si specializzano nella compravendita di link possedendo anche una rete di siti per conto loro. Usando le strategie di crowd e outsourcing queste agenzie radunano i proprietari di piccoli siti / blog, che pubblicano i link nelle pagine e post in cambio di un mini pagamento. L’approccio è particolarmente efficace nei mercati anglofoni, in Italia non è cosi frequente. Sono però quasi sicuro che in futuro i piccoli professionisti SEO italiani, che attualmente usano le loro piccoli reti di siti e conoscenze per ottenere i link verso siti clienti, verranno brutalmente ingoiati da queste grosse realtà. Alla fin fine quindi non si costruisce un valore, ma si crea una gigante e sofisticata macchina di inserimento link. E’ triste, ma potrà essere vero.

2. Costruzione del valore (Google come “byproduct”, un mezzo per costruire il valore per l’utente): un Altro approccio è costruire il valore. Do un esempio. Il nostro cliente: Rockol. Il portale esiste già da 10 anni, pubblica contenuto di qualità giorno dopo giorno, essendo stra aggiornato nel campo musicale. Inoltre il portale REGALA link ogni giorno ad un altro sito nella sezione link del giorno. In poche parole: Rockol è costruito con il chiaro focus di trasmettere qualcosa di utile e interessante all’utente. Questo approccio, quasi da “non-seo”, curato a lungo termine ha dato a Rockol una marea di link spontanei senza necessità ne di scambi ne di baratti. E’ infatti, con questa chiara e lineare strategia Rockol da un paio di anni non scompare dalla prima pagina per le molto competitive ricerche (vide “concerti”, “concerti roma”, “notizie musica” e altre).

Non voglio dire quale sia l’ approccio giusto o quale sia quello sbagliato. Credo che il primo sia più efficace nelle “Google-companies” (le aziende che prendono il’ 70-80% del loro traffico da Google), invece il secondo nelle aziende che puntano sulla costruzione del valore a lungo termine. Ma ripeto: non voglio fare né la figura del santo nè del diavolo e dire di non aver mai provato o seguito l’una e l’altra strada. Dico solo che secondo me un grosso sbaglio per un’ azienda o per un professionista sia scegliere la via di mezzo tra due approcci, cioè voler essere un po’ il diavolo e un po’ l’angelo. Il mix tra questi due ragionamenti porta nella parte dei casi ad un completo disastro. E’vero che quasi tutti i tipi di business sono in qualche modo dipendenti da Google, ma ciò che conta è la loro finalità (cosa vogliono che succeda fra 5, 10 e 15 anni). E’ in questa visione a lungo termine dove viene fuori chi voleva solamente mangiare un po’ dalla tavola di Google, e chi ha rischiato di crearsi il ristorante per conto suo.

Nel corso ci farai leggere 3 mail reali, che ti hanno fatto guadagnare parecchi link praticamente senza muovere un dito. Che storia è questa?

Fran, la sai bene tu stesso, dopo avermi inviato una buona mail, hai ottenuto tutto il mio supporto nelle link campaign che svolgi :) Veramente, non bisogna dire tanto per ottenere un link se si è una persona valida al posto giusto e con servizio giusto. Ogni tanto basta chiedere, ogni tanto dare qualcosa di piccolo, e ogni tanto (questo è mooooolto potente) semplicemente ringraziare.

Avremo modo di parlare di Social Network? Come vedi integrati i Social nella promozione online, una questione di PR e Web Marketing o un concreto aiuto anche alla SEO?

Secondo me uno dei più grossi sbagli è applicare le logiche seo sui social network. Devo dire trasparentemente che fin quando usato i social network solamente ai fini SEO (con la vaga speranza di ottenere link spontanei) uscivo sconfittisimo dalla battaglia. La cosa che ho imparato da quella lezione è: “se vuoi ottenere i link spontanei, devi pensare di tutto tranne ottenere i link :)”. Pensa a dare qualcosa di utile all’utente, pensa di essere una persona affascintante, un opinion-leader, pensa a far parlare la gente di te nella comunità, ma non pensare di Pagerank e di Link. Questi arriveranno di sicuro, ma solo se non ci pensi di loro:)

Per finire un paio di domande secche. Wiki Search è la fine della SEO o un’opportunità per il Web Marketing, insomma uno strumento come un’altro per portare traffico?

Sicuramente sarà uno strumento in più, e diventerà un canale alternativo di traffico, similmente ai servizi Social News o Social Bookmarking cui costituiscono una fetta decente  nei mercati maturi, e un relativamente piccola nella nostra Italia. Penso anche che, similmente ai menzionati Social News e Social Bookmarking la chiave di salire nel Wiki Search sarà la profonda conoscenza della comunità che ci sta attorno. Primo o dopo ci devono arrivare i meccanismi di meritocrazia e autorità grazie ai quali voto di un utente riconosciuto nella comunità varrà molto di più rispetto ad anche tanta quantità dei voti casuali. Altrimenti lo strumento rischia di diventare troppo manipolabile ai attacchi degli spammers.

Che futuro prevedi per il Social Media Marketing?

Prevedo che alcune agenzie Seo, tra cui la nostra Seolab, si evolveranno verso veri e propri centri media on-line.  Lato gestionale immagino Social Media Marketing strutturato similmente alle aziende che attualmente si occupano di street e guerilla marketing, ovvero una rete di collaboratori divisi con criterio locale e tematico (esperti di politica, sport, arte, moto etc.) cui vengono selezionati a dipendenza del progetto. Insomma, una crescità del mercato freelance e dei nuovi modelli di gestione risorse (outsourcing globale e crowdsourcing, cioè inclusione delle masse di persone nelle attività molto profilate e piccole legate al progetto).

Domanda finale, perchè ti chiamano “signor 10 milioni” ?

Hahhahaa, dico la verità, tutti i nomi e sopranomi riguardanti la mia persona li invento io stesso :) 10 milioni è il numero di viste che porto a tutti i miei clienti complessivamente da Google Organic. Cmq, almeno in Italia, la gente mi chiama: “Maikol”:)

Se ti interessano le idee di “Maikol” e vuoi informarti sui corsi di Seo Lab, accedendo attraverso questo link, Michal saprà che lo hai conosciuto sul mio sito.

Francesco ha scritto questo post il 23rd gennaio, 2009 | File Under Best Practice | 2 Comments -

Parto da una doverosa premessa, ma cercherò di essere breve e generico perchè se queste cose le sai non c’è bisogno che le ripeta, se non le sai non basterebbe un post per impararle.

Web Analytics: 2 modi diversi di raccogliere dati

E’ possibile fare della Web Analysis utilizzando due tipi di strumenti. Esistono software di Web Analytics che si basano sui log del server e software che funzionano grazie a un codice Javascript incluso nelle pagine del sito.

Proprio per la diversa natura dei due metodi, il risultato finale può essere profondamente diverso e questa differenza deve essere conosciuta da chi interpreta i dati.
A grandi linee è possibile affermare che i log vengono prodotti in base alle richieste che gli utenti fanno al server. Generandosi lato server, nei log mancano alcune informazioni sul tipo di browser, sulla risoluzione dello schermo, sul sistema operativo e altre informazioni relative a chi/come naviga.
Al contrario il sistema a Tag (con il Javascript inserito nel footer) riesce a raccogliere tutti i dati in possesso del pc dell’utente.

Google Analytics appartiene al secondo gruppo e non è il miglior software di cui disporre se l’utenza del tuo sito ha Javascript disabilitato, o se hai la necessità di monitorare le attività di crawling di spider e bot.

In realtà, benchè sia stato Google in primis ad affermare che con il Javascript anche gli spider dei motori di ricerca potrebbero riscontrare problemi durante la scansione del tuo sito, ultimamente leggo sempre più spesso di possibili interazioni fra crawler e javascript.

Un problema con la Web Analytics

Di recente mi è stato fatto notare che su un sito di cui seguo la Web Analysis abbiamo parecchie visite dirette (circa 40 al giorno) dagli Stati Uniti d’America.
Partendo dal presupposto di cui sopra, ovvero che l’Analytics di Google non conteggia bot e spider e la natura diretta degli accessi, ho pensato subito ad una qualche attività di spamming.
L’altra cosa anomala a proposito di queste visite è che pur essendo vicine, nel tempo e geograficamente, vengono considerate tutte visite nuove al 100%. Non solo, il tempo medio di permanenza è 00:00:00, praticamente nullo.

Il fatto che il 90% di queste visite si riferisse alla pagina 404.php mi ha indirizzato verso una qualche attività di crawling. Se l’accesso è diretto e genera un’errore 404 (pagina non trovata) significa che il mio visitatore aveva già un riferimento e che questa visita è forse una visita di “controllo”.
Successivamente ho controllato il network da cui provengono queste visite e ho notato che partono tutte dal network-location di Ask: iac search media inc e ask jeeves. Ho avuto la conferma di ciò incrociando i log sul server e sono arrivato alla conclusione che il responsabile di ciò è: crawler6132.ask.com.

Ask può sporcare in modo sistematico le tue Web Analysis

Dall’incrocio di queste informazioni l’unica conclusione a cui siamo arrivati (io e lghinelli) è che il crawler di Ask si comporta in modo analogo ad un Web Browser. Non solo può leggere i Javascript, ma nel nostro caso decide addirittura di eseguire il Javascript di Analytics.
Sul come faccia e perchè i dati raccolti dall’Analytics siano così strani (100% visite nuove, 100% bounce rate e tempo di premanenza pari a 0 secondi), mi rimetto a voi, ma una cosa è certa per un Web Analyst il comportamento di Ask è dannosissimo.

Ask in questo modo non solo inficia sul numero di visite uniche, ma nel caso in cui eseguisse non solo il Javascript dell’Analytics, ma ad esempio anche qualche attività sugli OnClick a cui abbiamo associato un obiettivo, averemmo falsati anche i Conversion Rate settati sul’Analytics.

Come rimediare ai guai combinati da Ask

L’unico modo che mi viene in mente per ripulire i report dalla sporcizia generata dal bot di Ask è quella di escludere il suo indirizzo IP. A giudicare dalle mie osservazioni giornaliere questa soluzione funziona, ma non è da escludere che un domani il crawler possa cambiare indirizzo.

Per rimuovere l’IP di questo Bot, se utilizzi Google Analytics, è possibile impostare un filtro. Il mio consiglio è di lasciare comunque un profilo senza filtri, visto che qualsiasi filtro applicherai effettureà dei tagli sulla reportistica che non potrai più recuperare.

Per creare un profilo clone dell’originale, a cui decurtare le visite del bot di Ask, puoi andare, dalla schermata di ingresso, ad Aggiungi profilo sito web. Setta l’impostazione “Aggiungi un profilo per un dominio già esistente” e dai al nuovo profilo un nome abbastanza esplicativo. Per aggiungere il filtro al profilo appena creato vai sul Filter Manager e successivamante su + Aggiungi Filtro. In questa pagina troverai il filtro escludi traffico da un indirizzo IP, fra i filtri comuni, ricordati di non applicare questo filtro al profilo originale. Nel momento in cui scrivo l’indirizzo IP del crawler di Ask è 212.48.8.140.

Francesco ha scritto questo post il 15th gennaio, 2009 | File Under Best Practice, Web Analytics | 19 Comments -

Reputazione Online

Focus non è certo la mia rivista scientifica preferita, ma con notevole tempismo dedica la copertina del mese di Ottobre alla reputazione online. Dico con notevole tempismo perchè di solito gli inserti di un mensile vengono pianificati con qualche mese d’anticipo, ad esempio ad Agosto ho rilascito alcune risposte per il numero di Novembre di Fox Uomo.

Non ho letto le argute mosse suggerite da Focus per “Difendere la tua reputazione Online”, ma trovo i titoli di copertina alquanto allarmistici: “Sei finito su Internet! E parlano male di te”; degni delle migliori annate di Tuttosport: “Juve, Shevchenko è tuo!”.
A Settembre si è fatto un gran parlare di reputazione online, anche a proposito del caso Carrefour, in mezzo a tanto clamore segnalo il post di Flavia.

Non voglio scrivere il solito post su come le aziende dovrebbero partecipare alla Conversazione Online, magari con un corporate blog, preferisco raccontare una storia capitata a mia moglie.
L’estate scorsa, quando mio figlio aveva ancora meno di un anno ed un’autonomia a tavola limitata, io e la mia famiglia abbiamo deciso di passare una serata al ristorante Angelo Azzurro di San Marino. Premetto che mia moglie è celiaca e in Riviera la scelta delle pizzerie si limita ad una decina per i celiaci.

La serata andò male, perchè non ci trovammo in sintonia (diciamo così) con la cameriera e dopo un’ora dovemmo lascire il ristorante, visto che mio figlio aveva esaurito la pazienza. Le pizze non erano ancora arrivate e scoprimmo poi che l’ordine non era mai arrivato ai pizzaioli.

Arrivati a casa mia molgie scrisse un resoconto sul suo blog, dove è solita condividere osservazioni e consigli per chi è celiaco come lei. Il titolo “a caldo” uscì un po’ maligno: “Bocciato il ristorante dell’Angelo a San Marino”; e si piazzò subito in cima alle serp con le query di interesse per il ristorante.
Cercare su Google “ristorante Angelo San Marino”, trovarsi come primo risultato il post di Isabella “Bocciato il ristorante dell’Angelo a San Marino” e sotto il sito ufficiale, non era certo una bella pubblicità.

Umberto, il proprietario, non tardò a farsi sentire visto che aveva anche pagato una Web Agency di Rimini per superare il nostro piazzamento (inutilmente). Mia moglie ovviamente ha modificato il titolo ed ha aggiunto al post alcune note introduttive, la sua intenzione era quella di condividere non di diffamare.

Tanti parlano di te online e spesso alcune conversazioni finiscono in prima pagina su Google, un piccolo espediente può essere quello di creare dei profili sui Social Network vicini ai tuoi interessi o al Core Business della tua azienda. Se curi i tuoi spazi sui vari social, pubblicando contenuti di valore, ci sono buone possibilità di controllare più posizioni per le query relative al tuo nome o a quello della tua azienda, che non solo il tuo sito ufficiale.

A te quante volte capita di cercare il tuo nome su Google?

Francesco ha scritto questo post il 5th ottobre, 2008 | File Under Best Practice | 5 Comments -

Olimpiadi di Pechino

Si sono concluse ieri le Olimpiadi di Pechino. Si potrebbero fare numerose considerazioni e solo una parte di queste riguarderebbe esclusivamente lo sport.
Mi capita spesso di parlare di medicina tradizionale cinese, del Tibet o dello strano rapporto che esiste fra Cina ed Internet, ma non lo farò in questo post. Mi sarebbe piaciuto sentire, le opinioni delle istituzioni, governative e non, con voce un po’ più ferma. Invece ancora una volta molti governi hanno giocato allo scarica barile, badando più alla diplomazia con uno stato “da tenersi buono” piuttosto che al lato umano della questione.

Quello di cui voglio parlare invece è lo straordinario impatto mediatico e turistico che l’evento Olimpiade ha avuto sulla Cina. Per chi non si fosse mai posto il problema, il settore turismo della Cina gode di ottima salute, è in forte e sistematica crescita. Dal 1990, durante il periodo della globalizzazione, il turismo in entrata è aumentato di 15 volte, soprattutto nelle 3 regioni di Hong Kong, Macau e Taiwan.

Di recente il professor Zeng Kaisheng e Luo Xiaohui hanno fatto il punto della situazione nell’articolo China’s Inbound Tourist Revenue and Beijing Olympic Games 2008, apparso sulla rivista China & World Economy ( Vol. 16( 4 ), Pg. 110-126, potete richiedere il pdf a aboey@wiley.com.sg).

In questo studio vengono presi in considerazione i fattori esterni e locali che hanno contribuito a quest’impressionante crescita, mettendo in relazione il segmento più recente di questa crescita con i Giochi di Pechino. E’ interessante come anche il professor Zeng dichiari una avvenire prossimo piuttosto roseo ma la necsessità di una politica di Marketing più aggressiva per il lungo termine.

Non sono certo il primo ad essermi accorto del mercato cinese, ma mi lascia per lo meno perplesso che Tripadvisor si sia gettato prima sull’India.

Francesco ha scritto questo post il 25th agosto, 2008 | File Under Best Practice | 4 Comments -