Ho nel cassetto una serie di 3+1 post su come far fruttare al meglio il tuo account Adsense.
Nei 3 post principali farò spesso riferimento allo Smart Pricing e ai punteggi di qualità sui quali si basa il sistema di Advertising di Google (ne avevo già parlato qui).
Proprio per questo motivo non posso evitare di spiegare in maniera preliminare che cosa sia lo Smart Pricing, in italiano “Prezzatura Intelligente”.

Prima dello Smart Pricing, tutti i click erano uguali e la percentuale di guadagno era fissa. I guadagni di un publisher Adsense dipendevano esclusivamente dall’argomento del sito ospitante gli annunci. Prima dello smart pricing 10 click sugli annunci di un sito che parla di auto valevano più di 10 click da un sito di ricamo. Con lo Smart Pricing questo non è più vero.

Per definizione lo Smart Pricing è l’algoritmo di Google che calcola il costo che gli inserzionisti devono corrispondere a Google per un click e quale percentuale il motore di ricerca stesso deve al publisher. L’algoritmo più controverso di Google, presentato ufficialmente nel 2005, prende in considerazione diverse variabili, ma il fine unico è quello di garantire agli inserzionisti visite di qualità, inibendo con click di poco valore chi intende fare facili guadagni.

Ricorda, una volta che qualcuno clicca sui tuoi annunci, nessuno può sapere quanto ti verrà corrisposto. La qualità dei click viene definita dallo Smart Pricing e tu vieni pagato di conseguenza. Se lo Smart Pricing decide che i tuoi click non sono “buoni” rischi di essere pagato 0,01 € a click.

Adsense è il programma di Advertising contestuale che meglio riesce ad interpretare i contenuti del sito del publisher e quindi a proporre annunci in target. Dato per certo questo assunto è ipotizzabile pensare che, se la qualità dei visitatori di un sito è elevata, saranno di qualità anche le visite che da quel sito passano a quello dell’inserzionista, attraverso l’annuncio pubblicitario.

Dei buoni indicatori, anche se generici, per valutare la qualità del traffico sono la frequenza di rimbalzo, le pagine viste e il tempo di permanenza. Non a caso gli stessi indicatori, probabilmente, concorrono al posizionamento di un sito.

Un’annuncio Adsense nascosto in maniera maliziosa porta click involontari, questi spesso si traducono in una situazione di disagio dell’utente, che si trova catapultato sul sito dell’inserzionista in modo inaspettato. L’utente può sentirsi defraudato e chiudere il browser, lo Smart Pricing assegnerà a quel click un punteggio di qualità basso, il malus continuerà ad accompagnare quell’annuncio fino al prossimo ricalcolo della qualità, che avviene settimanalmente. Tutto si traduce in scarsi guadagni.

Inserire in un sito degli annunci con scarsa consapevolezza, in linea teorica, potrebbe portare al verificarsi di queste situazioni:

  • i tuoi utenti navigano parecchio il sito, sono utenti di qualità, ma non cliccano sugli annunci
  • il tuo ctr è alto, tutti cliccano sui tuoi annunci svalutando la qualità dei click
  • il ctr alto, porta un bounce rate alto e un numero di pagine viste basso, il tuo sito fatica a posizionarsi

Creare dei Made For Adsense (siti studiati per fare soldi con Google Adsense) che funzionano non è poi così facile. Ecco perchè ho pensato di scrivere una serie di post dedicati al posizionamento degli annunci Adsense. Ti spiegherò il metodo che porta più click e quello più adatto a combattere lo Smart Pricing. Ti darò altri consigli utili per combattere lo Smart Pricing e ti spiegherò un metodo per aumentare settimanalmente i guadagni. Infine, per gli iscritti al feed, spiegherò finalmente la regola di Abraham Simpson.

Tu sei mai incappato nello Smart Pricing? Come ne sei uscito (se ne sei uscito)?

Francesco ha scritto questo post il 17th novembre, 2008 | File Under Advertising Online | 1 Comment -

No, non è un nuovo Social Network che porta il mio nome, ma il modo simpatico (credo) per introdurre una mia mini intervista apparsa su Fox Uomo, numero di Novembre (già in edicola). L’intervista è stata un po’ tagliata per motivi editoriali, vi propongo qui per intero il botta e risposta fra me e Davide Campione (che ringrazio), gli argomenti i soliti: Blogging, Social Network, Internet e come guadagnare con internet.

1. Quando e perché ti sei avvicinato alla blogosfera, provenendo da un corso di studi così distante da internet? (Conservazione dei Beni Culturali, Facoltà di Lettere a Bologna nda)

Ho aperto il primo blog durante l’università, nel 2004, da quel giorno non ho più smesso di bloggare. Ho fatto studi umanistici, ma al momento dell’iscrizione valutai anche Informatica e comunque per ciò che riguarda i Blog e il Web Marketing i miei studi mi sono tornati utilissimi.

2. E quando hai capito che un hobby poteva trasformarsi in lavoro? Oggi che ruolo ricopri esattamente?

Ho capito che i blog e i corporate blog, avrebbero avuto una largo successo, quando mi sono reso conto che i miei lettori avevano più fiducia in me piuttosto che nei siti istituzionali.
Il semplice fatto di essere una persona “normale” e il fatto di metterci la faccia attraverso i commenti, trasferisce a quello che scrivi una grossa credibilità.
Poi ho notato che questa credibilità era ricercata anche dalle aziende. Improvvisamente la parola d’ordine era Corporate Blog.
Ho lavorato ai Corporate Blog soprattutto quando ero ad Infotel Telematica, ora coordino le attività di Search Engine Marketing ad Adria’s Società per la pubblicità. Abbiamo anche qui diversi blog.

3. Come è possibile guadagnare con i blog ? Quali consigli puoi dare per chi vuole intraprendere questa professione?

E’ possibile guadagnare con i blog grazie all’Advertising Contestuale. Ci sono diversi servizi online che si occupano di far comparire sul tuo blog un annuncio o un banner, inerente alle tematiche di cui parli, dandoti una percentuale ogni volta che qualcuno ci clicca.
Il più famoso è sicuramente Adsense di Google, iscriversi a questo servizio subito dopo aver aperto il proprio blog è un buon punto di partenza.

4. Come credi che un blog possa emergere nella blogosfera oggi che ce ne sono migliaia per la rete? Rendendolo più accattivante graficamente? Oppure bastano i contenuti?

Content is King si dice in questo settore, sono d’accordo e aggiungo che scrivere buoni contenuti è il presupposto per essere trovati. Poi c’è l’aspetto grafico, una volta che il tuo blog è stato trovato, tocca alla grafica fare la sua parte. L’abito non fa il monaco, ma alla fine la prima impressione è sempre importante. Il mio consiglio è di scrivere bene ma di presentarsi in abiti accattivanti.

5. Consigli su come trasformare un semplice blog in una fonte di guadagno?

Io ho una regola di massima, ma ne parleò più avanti nel blog.
La cosa fondamentale comunque è l’argomento di cui parli nel blog. Se parli di tartarughe marine, per quanto queste possano piacerti, non avrai mai tantissimo traffico. Quindi se decidi di farlo per soldi e non per passione, è necessario fare anche un’accurata analisi di mercato.

6. Che futuro prevedi per i blog e che giudizio dai ai social network oggi tanto in voga?

Per i blog prevedo un futuro ancora roseo, ma nei prossimi anni/mesi social network e microblogging avranno la ribalta, soprattutto se si tiene in considerazione l’approdo di internet sui cellulari. Su Mobile la connettività fra individui e la brevità dei contenuti (social network e microblogging, appunto), avranno la precedenza su altri aspetti.

Francesco ha scritto questo post il 23rd ottobre, 2008 | File Under Advertising Online | 1 Comment -

Tutto il sistema advertising di Google, Adwords/Adsense, è basato su un quality score che viene determinato da un unico algoritmo. E’ sbagliato pensare che i due sistemi vivano di vita propria e per capire il funzionamento di uno bisogna conoscere bene anche l’altro.

L’idea diffusa è che gli advertiser di Adwords paghino solo in base a quanto sono disposti a spendere per click (il bid, la propria puntata) e che l’annuncio si piazzi in alto o in basso in base alla cifra puntata.
Errore, l’equazione “più paghi per click più in alto ti posizioni” è sbagliata, non tutela abbastanza Google. Poi ti spiego perchè.

L’altra idea diffusa è che i publisher di Adsense vengano pagati in percentuali fisse in base a quanto l’advertiser che ha creato gli annunci è disposto a pagare.
Errore, l’equazione “più caldo è l’argomento più soldi portano i click di Adsense” non è del tutto vera. Ora ti spiego perchè.

Ecco perchè tutto il sistema di Advertising di Google si basa su punteggi di qualità.
Google non può tutelare solo i propri clienti Adwords, quelli che pagano, deve garantire a tutti gli utenti una buona user experience. Il search su google deve essere sempre di qualità, sia che si tratti di risultati a pagamento che di quelli organici; in effetti io penso che fra ottimizzare una campagna PPC e posizionare un sito web non ci siano tantissime differenze.

Prova ad immaginare. Cerchi un Hotel a Roma su Google, escono 10 collegamenti sponsorizzati, il 3° cattura la tua attenzione. Parla di un sensazionale Last Minute, clicchi e vai sul sito dell’Hotel ma finisci nella home e ovviamente non trovi il Last Minute, rimani un po’ deluso e magari chiudi. Chiunque quando clicca su un link si aspetta di trovare approfondimenti nella pagina successiva.
La tua è stata una user experience negativa ed associ la tua “cattiva” esperienza a Google, che ti ha presentato in prima pagina un’annuncio che non corrisponde alle aspettative suscitate.

Google si è lasciato “comprare”, per qualche euro ha fornito un cattivo risultato ad uno dei suoi utenti: qualcuno la pagherà cara.
Sì hai capito bene, l’autore di quella campagna PPC dovrà pagare il massimo che ha puntato su “Hotel Roma”, perchè non ha ottimizzato il proprio annuncio e la landing page. Al contrario se il tuo annuncio e la landing page incontrano la soddisfazione degli utenti, Google ti farà spendere di meno, questi incentivi sono nel suo interesse.
Ecco perchè ottimizzare la campagna PPC significa pagare meno ogni singolo click e far fruttare al meglio gli investimenti online.

Qualcosa di molto simile avviene per determinare quanto Google deve corrispondere ai publisher Adsense per ogni click.

Come si ottimizza una campagna e come si migliora il quality score? Un modo te l’ho già spiegato nel post sui consigli per scrivere un buon annuncio Adwords. Altri suggerimenti li avrai nei prossimi post, promesso!

Francesco ha scritto questo post il 28th luglio, 2008 | File Under Advertising Online | 4 Comments -

Iab SeminarMercoledì (16 Luglio) sono stato con Donatella allo Iab Seminar a Milano. Come da cartellone le parole chiave degli interventi, sono stati Behavioral targeting, Web Analytics e ROI (il Return Of Investment è un po’ il leit motiv degli ultimi anni, per chi lavora con il web).

Il Behavioral targeting è faccenda lodevole ed affascinante, ma per ora riguarda più i grossi portali in grado di profilare la propria utenza durante la stessa sessione di navigazione. I grandi portali possono imprimere sul monitor dei propri utenti advertising ad hoc, a seconda del tipo di visitatore che in quel momento si trova su una specifica pagina. Google che del web sta facendo il proprio salotto, grazie a Web History e al complesso sistema Adwords/Adsense si sta attrezzando per mostrare annunci targettizzati sull’utente ovunque ci sia un annuncio Adsense (ovvero su tutto il web). Tutto questo a prescindere dal reale contenuto di una pagina, il focus sarà il gusto dell’utente.

Non intendo approfondire il discorso Web Analysis, questo è un tema che voglio affrontare più avanti.
La versione free di Shynistat, uno delle web application che qui in riviera sembra andare alla grande, riporta solo i referrer (le visite provenienti da) dei vari portali su cui compare il tuo hotel. Quali dati qulitativi si ricavano da questi accessi? Shynistat ci dice poco e niente.

Con un software di Web Analysis (ce ne sono di gratuiti ma allo stesso tempo molto validi) potresti sapere quante di quelle visite sono nuove e quante sono di ritorno (magari il tuo webmaster che fa modifice o forse un concorrente che confronta le tue offerte con le proprie); sapere da dove vengono le visite; sapere quante pagine guardano gli utenti che ti manda un portale e quante gli utenti che ti manda quell’alltro. In 2 parole conoscere la qualità delle visite che ti portano i tuoi investimenti pubblicitari online.

Puoi fare tutto questo spendendo davvero poco, la regola è sempre quella del 10/90, investi 10 sullo strumento e 90 sul personale qualificato in grado di prendere le decisioni giuste in base alla corretta interpretazione del dato.

Lo Iab è stato l’occasione per rivedere amici di vecchia data (Marco, Stefano e Fabrizio) e per conoscere Maurizio, persona che stimo e che prima conoscevo solo “di nome”.

P/s
Mancava solo Lara!

Francesco ha scritto questo post il 18th luglio, 2008 | File Under Advertising Online, Web Analytics | 4 Comments -

Credo molto nello strumento di google per l’advertising online. L’idea che sta dietro ad Adwords, ovvero pagare la pubblicità online solo in base alle visite, era rivoluzionaria ed è tutto sommato ancora valida.

Adwords permette a chiunque di pubblicare i propri annunci su Google, in maniera fortemente profilata: l’annuncio uscirà solo in base alle ricerche degli utenti interessati al tuo business.

Tuttavia se è vero che usare Adwords è semplice non è consequenziale che sia facile ottenere buoni risultati. Tutt’altro.
In primis l’efficacia dell’annuncio è fondamentale e spesso conviene chiedere aiuto ad un copywriter o ad una web agency. Intendi realizzare una campagna da solo? Sono qui per darti almeno qualche dritta.

L’efficacia dell’annuncio dicevamo, perchè scrivere un’ottimo annuncio è fondamentale per avere successo con Adwords?

Scrivere un buon annuncio Adwords influisce sul CTR (Click Through Rate), ovvero sul rapporto visualizzazioni/click. Ovviamente Google preferisce gli annunci che vengono cliccati spesso, poichè questi gli rendono di più e gli costano di meno. Mi spiego, generare milioni di impression che non si trasformano mai in click, ha un costo (per quanto esiguo). E’ normale quindi che Google ci sproni a scrivere buoni annunci, che vengano cliccati spesso e che esauriscano il budget in breve tempo. Il CTR è uno dei fattori che incidono sul Quality Score, questo punteggio determina il posizionamento e il CPC (Costo Per Click) dei tuoi annunci.

Maggiore CTR = Quality Score più alto = minore CPC & posizione più alta. Ovviamente attenzione a non oltrepassare la linea, promettere nell’annuncio cose che non puoi mantenere, solo per alzare il CTR, non è un’azione utile per il tuo business.

Ma come si scrive un buon annuncio Adwords?
Innanzitutto la situazione migliore è avere una buona offerta o un buon last minute da promuovere e indirizzare l’annuncio direttamente sulla pagina delle offerte del tuo sito. L’ideale sarebbe creare una Landing Page ad hoc, se decidi di affidarti ad un professionista ricordati di chiedere la realizzazione di una “pagina d’atterraggio” studiata per il tuo caso.

Ecco alcuni accorgimenti per scrivere un buon annuncio Adwords.

1) Cerca per quanto possibile di inserire la parola chiave nel titolo dell’annuncio. In questo modo avrai il titolo in grassetto e un quality score maggiore.
Esempio: Hotel a Cervia

2) Allo stesso tempo, il titolo è la parte dell’annuncio in cui puoi giocare sull’aspetto emozionale. Un’ titolo ad effetto attira l’attenzione. Anche con una domanda retorica potresti ottenere lo stesso effetto.
Esempio: Hotel Cervia? 7+1 gratis (key nel titolo, domanda e la prospettiva di offrire un giorno di vacanza gratis)

3) La riga sotto il titolo è quella in cui devi spiegare in maniera razionale il colpo ad effetto che hai sparato nel titolo.
Esempio: Prenota da 12/8 a 19 e ti regaliamo (a capo) un giorno.

4) Nella terza riga devi inserire una “call to action”, un’invito all’azione. Se riesci cerca di trasferire all’annuncio un senso d’urgenza.
Esempio: Guarda offerta limitata.

5) Molti sottovalutano la 4° parte dell’annuncio, la riga verde, quella dell’URL. In realtà, la 4° riga viene letta dagli utenti prima della 3°, il mio consiglio è quello di personalizzare anche questa.
Esempio: www.miositoHotel.com/Last-Minute
N.B. l’URL dell’annuncio può essere diverso dall’indirizzo della pagina di destinazione dell’annuncio, ma non può in alcun caso puntare verso un’altro dominio. Nel caso del nostro esempio non posso mettere come URL dell’annuncio www.miositoHotel.info se poi l’indirizzo di destinazione è www.miositoHotel.com.

La cosa migliore rimane comunque fare split test cioè ruotare diversi annunci, ad esempio tre per ogni gruppo, e modificare di volta in volta quello con il CTR peggiore.

Francesco ha scritto questo post il 14th luglio, 2008 | File Under Advertising Online | 7 Comments -