Essere prudenti è rischioso

Ne Il Settimo Sigillo di Igmar Bergman (uno dei miei registi preferiti di sempre), Antonius Block, un cavaliere di ritorno dalle crociate sfida la morte a scacchi per guadagnare un po’ di vita. Il film è una seria riflessione sulla vita e su Dio, ma al momento opportuno Antonius ribalta alcune pedine sulla scacchiera. La morte concentrata sul gioco, si lascia sfuggire alcuni compagni che sarebbero dovuti morire con il cavaliere.
La morte concentrata su quello che le piace di più, considera marginale la fuga di alcune vite. Devi fare lo stesso con gli utenti del tuo sito.
Ci sono poche possibilità che tutto quello che offri sia di interesse (la vita di Antonius), invece ci sono molte possibilità che un particolare aspetto di te (la partita a scacchi), del tuo hotel o del tuo prodotto, interessino molto alcune persone.
A proposito di questo, stò ultimando il breve saggio di Seth Godin La Mucca Viola, dove il noto conferenziere spiega come rivoluzionare il proprio modo di fare marketing. Il concetto alla base del libro è quello della straordinarietà. Realizzare prodotti straordinari da promuovere presso consumatori influenti e precoci, in grado di attuare il passa parola. In parallelo l’autore compie una demistificazione del canale pubblicitario mass-mediatico.
Ecco cosa ne penso.
Trovo eccessiva la critica alla pubblicità televisiva messa in piedi da Godin, è vero invece che la pubblicità rivolta a tutti indiscriminatamente può essere dispersiva. E’ molto meglio rivolgersi agli utenti che Geoff Moore chiama “innovatori” e “consumatori precoci”. Per interessare quest’utenza occorre un prodotto innovativo, non certo una release studiata per soddisfare tutti.
Questo modo di vedere è applicabilie al marketing off-line quanto al web marketing. Già in precedenza scrissi di come è meglio un testo che sottolinea i punti forti della propria struttura turistica, o del proprio prodotto, invece di una descrizione uguale a mille altre.
Un prodotto in grado di soddisfare le esigenze di pochi è in grado di innescare il buzz, il word of mouth, o più semplicemente il passaparola. Un prodotto studiato per compiacere i molti, potrebbe essere troppo banale per indurre qualcuno a consigliarlo ai prorpi amici.
Ecco un esempio concreto.
A Giugno sono stato in vacanza in Gargano, mia moglie è celiaca ed abbiamo scelto un camping con questo particolare tipo di cucina. Ci siamo trovati benissimo e mia moglie l’ha consigliato ai suoi utenti, questo post sulle nostre vacanze in Gargano è uno dei più letti dell’estate.
Questo è un case history reale di come si propaga il buzz, in rete, fra pochi utenti fortemente interessati e motivati.
P/s
Non hai ancora visto Il Settimo Sigillo? Cosa stai aspettando?



























Vuoi pubblicare i tuoi post qui?
settembre 2nd, 2008 a 08:35
Clap Clap Clap.
Molto bello il cappello introduttivo e le sinergie che hai trovato tra il film e la vita reale.
settembre 2nd, 2008 a 08:39
Bè grazie
Il film è molto bello e non è difficile trovare riferimenti alla vita reale nei film di Bergman, per quanto a volte possano sembrare surreali.
Sono contento che ti sia piaciuto.
settembre 2nd, 2008 a 09:24
Seth Godin, a volte, mi lascia davvero perplesso.
Non so se si tratta di un genio incompreso (da parte mia) o di un astuto markettaro che sa davvero vendersi bene.
[...]Realizzare prodotti straordinari da promuovere presso consumatori influenti e precoci, in grado di attuare il passa parola.[...]
Ho capito ma penso sia, contemporaneamente, l’obiettivo di molti ed un risultato difficile da concretizzare.
Mah?!?
Com’è “La mucca viola”? Lo consigli?
settembre 2nd, 2008 a 09:33
Onestamente, conoscendo la tua preparazione non ti consiglio La Mucca Viola. E’ davvero poco più di un divertissement. Carino, ma davvero poco tecnico.
La tua osservazione è giusta, è quello che cercano di fare tutti ok, in questo caso però concordo anche con Godin. Tutti cercano di fare prodotti ottimi, più che “viola”. In effetti lui sostiene che il contrario di straordinario sia proprio ottimo, forse in questo punto ha ragione. Ottino non è straordinario, nessuno alla fine di un viaggio in aereo consiglia la Ryan Air ad un amico “semplicemente” perchè è andato tutto bene, tutto ottimo.
Che ne dici?
settembre 3rd, 2008 a 15:41
Mi piace l’idea, ma in questo caso non sono più i consumatori a scegliere la “marca”, l’oggetto…sei tu produttore a scegliere il tuo consumatore.
Da una parte come possibile produttore fa molto gola, ma come attuale consumatore, mi fa paura. Eh sì, è questa l’anima del marketig e pensare a una nicchia che possa promuovere (che ne sò) i miei cappellini anni ‘20 non mi dispiace, ma nello stesso tempo inevitabilmente dopo 5 anni quei cappellini arriveranno sui peggiori banchi di un mercato qualsiasi di Castrocaro.
Che dire, l’intento è buono, ma come tutto ciò che viene commercializzato, anche se per pochi, alla fine diviene banale..è solo questione di tempo!
A meno che sia un prodotto davvero di nicchia..ma poi che soddisfazione ne ricaverei nel non vedere indossato il mio cappellino anni ‘20 da nessuno?
settembre 4th, 2008 a 08:45
Ciao, ho letto il libro di Godin diverso tempo fa. E’ un divertissement perché dice le cose in maniera pragmatica e spesso ironica. Io lo preferisco mille volte alla verbosità di tanti manuali tecnici e accademici. Ne ho letto uno da poco sul branding, italiano, e non mi ricordo né nome dell’autore (docente universitario, of course), né un’idea interessante e fattiva. Ho anche dimenticato la marea di citazioni e rimandi contenutevi a supporto delle tesi esplicate, perché ovviamente se per dire che la reputazione di un’azienda è il suo capitale più importante, ci vogliono 5 pagine e una lezione di economia aziendale….
Quella di Godin è proprio una filosofia, declinata in maniera ancor più filosofica in “Tutte le palle del marketing”. Vederci dietro un personaggio scaltro, è un modo sospettoso di giudicarlo. La sua filosofia è che il consumatore è il centro di tutto (non l’azienda con le sue 5 p), quindi meglio partire da prodotti rimarchevoli, degni di nota, e che abbiano valori che gli utenti vogliono comunicare. Il caso di Ryan air è invece lampante: io l’ho conosciuta con il passaparola, inizialmente. Vero è che la publicità di massa ha sempre i suoi numeri, ma anche costi esorbitanti.
Godin risponderebbe che, nonostante Federica ritenga i suoi cappellini favolosi, se un gruppo ristretto di adottatori precoci non sposa la sua tesi, e soprattutto non abia voglia di diffonderla, lei potrà sbattersi quanto vuole, ma farebe meglio a individuare invece degli elementi delcappellino che lo rendano maggiormente rimarchevole, e che si comunichi da solo. ciao!
settembre 4th, 2008 a 17:39
@Federica, la storia dei cappellini mi ricorda molto Il Diavolo Veste prada. In ogni caso i cappellini arriverebbero a castrocaro molto prima dei 5 anni.
Comunque che sia il produttore a scegliere i consumatori è un po’ l’anima del marketing, concordo con te, il tutto aumenta in modo esponenziale sull’advertising online.
@Michè, l’ironia che usa Godin rientra in una comunicatività tutta americana, che riesco ad apprezzare solo se non presa in dosi massicce. Direi che nel tuo commento centri in pieno il significato del libro. “che si comunichi da solo” il marketing e il prodotto devono essere la stessa cosa, oggi più che mai. Prima si faceva il prodotto e poi si studiava la pubblicità. Oggi si fa il prodotto pensando già al marketing, Seth Godin ha fatto così. Il titolo “La Mucca Viola” è già marketing, sono convintissimo che ha pensato prima al titolo poi ha scritto il libro!!!
Ciao ciao
settembre 5th, 2008 a 08:30
Scritto dopo il titolo? Io vedo che praticamente quest’uomo tiene un blog quotidiano, dove il suo pensiero evolve, poi i libri sono raccolte focalizzate… Addirittura ora ha predisposto una rete su ning di addetti al settore. Si entra a farne parte prenotando il suo prossimo libro sulle tribù (quindi Godin si appresta a “congiungersi” al tribal marketing di stampo mediterraneo, parrebbe). Insomma, con l’occhio al consumatore che tanto promuove, quest’uomo lascia praticamente che i libri si scrivano da soli.
Certo, a volte traspare “il giochetto”. Io acquistai a prezzo simbolico Music 2.0″ di Lehonard. Ecco, in quel caso, che il libro più che partire da una tesi ed esplicarla, era un blocco appunti ordinato cronologicamente, rimasi deluso e non poco. Ma Godin merita spesso la lettura.